L' A N G O L O ..D E L.. S O R R I S O

Lettori fissi

mercoledì 7 dicembre 2016

UNA NUOVA AMICA



Ciao carissimi
Ho il piacere di presentarvi la nostra nuova amica
Galina Sventolovna.
Ho la certezza che la saprete
accogliere con interesse e calore.

video

Gabrielle G.




mercoledì 30 novembre 2016

BOTTE DA ORBI



Era inevitabile. Ieri sera, io e "l'altro", ovvero il pezzo da novanta, ci siamo dati appuntamento al vecchio palazzetto dello sport, un luogo abbandonato da tempo, siamo saliti sul ring e ce le siamo suonate di santa ragione. 
La cosa è andata così: la settimana scorsa gli avevo telefonato per chiedergli spiegazioni sui rapporti esistenti fra lui e mia moglie; il bellimbusto, invece di rispondere alle domande, ha avuto l'ardire di darmi del: cornuto e del cafone. Non ci ho visto più. Nessuno può permettersi di chiamarmi cafone!
Così, ieri è avvenuto il confronto, anzi lo scontro... duro, spietato, senza esclusione di colpi. 
Avevamo con noi i rispettivi "secondi", dunque il combattimento ha seguito le regole della noble art
Visto da vicino, il mio rivale è un palestrato da paura, ha una complessione fisica non indifferente, mentre io purtroppo sono ridotto all'osso.
Per fortuna nei giorni precedenti, mi ero preparato a dovere, scegliendo come allenatore e sparring-partner nientedimeno che Sohito Di Steso, un pugile di origini italo-nipponiche, ex campione dei pesi mosca, che ha chiuso tutti i suoi match piazzandosi secondo! 
Il mio allenamento è stato quello canonico: lunghe corse, sollevamento pesi e intense "scaramucce" sul quadrato. 
Per eccesso di scrupolo, mi sono addestrato pure nel restling e nella lotta libera.  Devo dire che, pur conoscendo i miei limiti, alla vigilia del combattimento ero ottimista. Unica nota inquietante è stato trovare nello studiolo di mia moglie la bozza di uno strano annuncio














Ieri sera, appena mi son trovato faccia a faccia col mio rivale, per impressionarlo ho fatto gli occhi alla Rocky Balboa. Purtroppo l'espressione non mi è venuta bene ed è risultata alla Mocho Babbeo. Comunque sia, l'ho guardato storto e gli ho detto: Adesso, ti faccio un cravatta.
Lui, imperturbabile, ha risposto -Bene, mi servirebbe proprio, domani devo andare ad una festa.
A quel punto si è scatenato e ha cominciato a sfoderare tutto il suo repertorio; uppercut, destri, sinistri, ganci, etc. 
Io facevo finta di niente: mentre lui me le suonava, lo studiavo. Lui mi assestava dei diretti al viso e io continuavo ad analizzarlo.
A un tratto Sohito ha gridato - Muoviti, imbecille!
Mi sto muovendo  - ho risposto io - vedrai che prima o poi gli faccio male.
- Certo - ha concluso Sohito - se continui a muovere l'aria intorno a lui, gli farai prendere una bella polmonite.
In verità, il bellimbusto era in gran forma e ha continuato a darmele, mandandomi ripetutamente al tappeto. 
Io ho resistito quanto ho potuto, poi fortunatamente, alla fine dell'incontro gli fatto prendere un bello spavento: credeva fossi morto!



sabato 26 novembre 2016

Io, lui e....




- - -

...l'altro!

martedì 22 novembre 2016

IL GRANDE SFIGATO




Mi fanno ridere quelli che, sapendomi relegato in un ospizio, dicono-  Datti un tono, reagisci.
E' una parola! Io ci sto provando in tutti i modi, ma i risultati  sono deludenti. 
La settimana scorsa, ad esempio, presi coraggio e avvicinai una signora sui sessanta ancora in forma, con tutti gli "attributi" al posto giusto. 
Parlammo un po', sfoggiai qualcuna delle mie frasi a effetto e riuscii a strapparle un appuntamento nel giardino di Villa Semola. 
La sera dell'incontro, mi preparai a dovere: shampoo, doccia, pedicure, manicure e crema antirughe; indossai un rigatino scuro, ingoiai due pilloline blu e per finire l'opera mi versai addosso mezza boccetta di un costosissimo profumo esotico. A quel punto mi presentati all'incontro. La tipa era già lì; appena mi scorse, mi scannerizzò con un'occhiata, poi si avvicinò a me e cominciò ad annusarmi, con espressione  alquanto disgustata. - Non senti una puzza? - disse.
-Veramente no - risposi - sento soltanto la soave fragranza del mio profumo: "Alì Babà e i quaranta ladroni".
Fammi una cortesia - esclamò lei - quando torni in camera, guarda bene nella boccetta, ché uno dei ladroni deve essere affogato e in avanzato stato di decomposizione!
Io non sono stato sempre sfigato, un tempo me la passavo abbastanza bene, poi improvvisamente la fortuna mi ha voltato le spalle e adesso eccomi qua: solo, povero in canna e sottoposto a continue umiliazioni da parte dei miei avversari, che si divertono a dileggiarmi.
Il più infido di tutti è il Grande Savoiardo. Volete sapere quant' è infame quello? Due anni fa, durante una gita in Kenia, fui catturato da un gigantesco coccodrillo. Avevo soltanto la testa fuori dalle sue fauci e gridavo “Aiuto…aiuto!” Quel balordo, invece di soccorrermi, esclamò: - Eccolo lo sbruffone, dice a tutti che è un morto di fame e invece dorme nel sacco a pelo della Lacoste! 
Pure da piccolo la gente mi scherniva. Un giorno, esasperato, corsi a dirglielo al babbo: Pà, a scuola i compagni mi chiamano peloso - E lui, rivolgendosi a mia madre - Cara, senti l’orango cosa vuole.
Mio padre non era malvagio, ma faceva un mestiere duro: il palombaro; in fondo in fondo, era un buon uomo.  
Mia madre invece era assai esigente. La sera, per controllare se avevo fatto i compiti, m’interrogava. Una volta mi chiese:  -Cosa c’è nell’Ortis?  - Ed io - “Cavolis, cetriolis, insalatis… “
Mia madre allora mi assestò una legnata in testa e continuò- Da chi furono decimati i Galli?
E io, dolorante -Da Francesco Amadori
Ma chi m’ha rovinato veramente sono state le donne! Me ne hanno fatte di cotte e di crude.
Vanda, la mia prima compagna, mi faceva le corna col Grande Savoiardo. Un giorno, stanco di questa situazione, incontrai il mio rivale e gli dissi. E' vero che dormi con la mia fidanzata?
-Calunnie - rispose - Vanda, la notte, non mi fa chiudere occhio
Io sono nato cornuto. Olga, una svedese mozzafiato, con la quale convissi quattro anni, un giorno diede alla luce un bimbo nero. Sbigottito, le chiesi spiegazioni e lei rispose: - Hai visto, deficiente, la tua mania di spegnere la luce!"
Qualche sospetto sulla sua infedeltà già ce l’avevo. Infatti, una volta, mi lamentai col Savoiardo perché la tipa mi sembrava un po’ fredda. Dissi: - Sai,  Olga non ha mai voglia di fare all’amore  - E lui impassibile: - Ce l’ha… ce l’ha.
Da un po’ di tempo sto corteggiando Gabrielle, la colmo di attenzioni, ma niente, di me non vuol saperne!  
Poco fa l’ho chiamata a telefono, implorandola di dirmi perché. Le ho chiesto- Forse non mi vuoi perchè ho il complesso della bruttezza?
Ha titubato un po’, poi ha risposto: -Tu non hai alcun complesso...
Stavo per tirare un sospiro di sollievo, quando ha soggiunto -...sei proprio brutto, ma così brutto che le zanzare si bendano prima di pungerti.
Insomma, ultimamente, mi va tutto storto. E’ proprio vero: la fortuna bussa una sola volta nella vita. Purtroppo, quand’è passata da me, stavo alla toilette!



mercoledì 16 novembre 2016

NOBEL SI' - NOBEL NO



Nei giorni scorsi parecchi amici blogger si sono divertiti a pubblicare la lista dei letterati degni del Nobel, ognuno ha espresso le proprie preferenze e qualcuno ha citato pure Umberto Eco, nome su cui mi sono dichiarato in disaccordo. I motivi li spiego adesso qui, col riguardo dovuto prima di tutto a un illustre studioso e poi ad un uomo scomparso, che dunque non può replicare.
Eco è stato sicuramente un letterato e un erudito di grande valore, apprezzato in Italia ed all'estero, tuttavia aveva un modo di fare, di cui diversi colleghi si lamentavano. Lo stesso Pasolini ebbe a rimarcare la sua ostentazione del sapere.
Ma forse il limite più grande dello studioso piemontese è stato l'approccio con gli eventi; aveva una visione dei fatti esclusivamente politica, che in qualche modo finiva per alterarne la reale sostanza. Eco non nutriva grande considerazione per gli avversari politici. A confermarlo, diverse testimonianze, fra cui quella di Fausto Carioti, che su "Libero" scrive: "Il difetto di Eco era il disprezzo antropologico dell'intellettuale illuminato per milioni di italiani. Quel "razzismo etico" che gli è costato un giudizio durissimo da un intellettuale di sinistra senza paraocchi come Luca Ricolfi". 
Un articolo comparso tempo fa sul Corriere della Sera riporta che Franco Cordelli, Erri De Luca, Gianni Vattimo ed altri lo rimproveravano di attaccare sempre l’avversario, senza stigmatizzare gli errori compiuti dal proprio partito. 
Ridurre ogni manifestazione dell'agire umano a una questione politica è insensato, giacchè - come giustamente osservò Pasolini nell'ultima sua intervista televisiva - è pressochè impossibile distinguere la reale appartenenza partitica della gente, in quanto il pensiero ed i comportamenti sono ormai trasversali. 
Quello di Eco è stato definito da qualcuno un "accecamento ideologico", che lo spingeva a soppesare tutto secondo il pensiero della sinistra, circostanza che si riscontra sia nei suoi articoli, che in diversi scritti, compreso il celeberrimo "Elogio di Franti", che, col passare del tempo e alla luce delle trasformazioni culturali intervenute nella nostra società, ha finito per diventare un autogol. 
Vittorini, che difese sempre l'autonomia del pensiero libero rispetto alla politica, sosteneva che: "Un intellettuale che si mette al servizio di un'ideologia, rinunciando alla propria indipendenza di ricerca e di giudizio tradisce la propria funzione essenziale". 
Da questa sorta di compulsione ideologica, ovvero da questa chiave di lettura della realtà tutta ed esclusivamente politica, nasce la critica echiana al libro Cuore, definito: "Turpe esempio di pedagogia piccolo borghese, paternalistica e sadicamente umbertina", per cui Enrico, il personaggio principale, viene etichettato come antipatico e perbenista, mentre Franti viene definito simpatico, per il carattere anticonformista e l'atteggiamento dissacratorio.
"Quest’ultimo [e riporto di seguito buona parte del mio articolo su Cuore] come molti sanno, viene descritto da De Amicis in modo negativo, in quanto incarna il prototipo dell’irriducibile e del ragazzo ribelle. Egli non ha alcun interesse per lo studio, né per altre attività costruttive, manca del minimo senso civico ed è indifferente alle pur generose offerte di aiuto che gli vengono rivolte.
Franti però non sembra un poveraccio, un emarginato o una vittima del sistema - come viene adombrato nell'Elogio in questione - ma più semplicemente un balordo, uno scriteriato, un tipo rintracciabile in ogni ceto sociale, abbiente o non abbiente, borghese o proletario. A guardar bene, anche il suo retroterra familiare non sembra particolarmente problematico o depresso.
I sentimenti che il personaggio suscita nei lettori sono vari e contrastanti, partono dalla rabbia e dall’indignazione ed arrivano sino alla “pietas” e al perdono, dunque De Amicis anche se lo indica come elemento negativo, non prova alcuna acrimonia nei suoi confronti. 
Pertanto, definire Franti simpatico e indicarlo come un martire della libertà o un modello da imitare è alquanto illogico; attribuirgli, per altro, una coscienza di classe o addirittura adombrare in lui la possibilità di un progetto rivoluzionario - anche volendo considerare ciò un mero esercizio dialettico - sembra una forzatura inaccettabile.
E’ singolare che si giudichi un’opera scritta un secolo e mezzo fa col metro dei nostri tempi e degli stereotipi culturali degli anni Sessanta e Settanta.
Qui è evidente il vecchio e ormai abusato leitmotiv dei professionisti della contestazione e della intellighenzia radical-chic volto a minimizzare e talvolta a ridicolizzare tutto ciò che è passato, atteggiamento che alla lunga ha finito per creare degli equivoci, disorientando i giovani e contribuendo a generare il caos".
Naturalmente nessuno - tantomeno il sottoscritto - si sognerebbe mai d'indicare Eco come agitatore di folle o educatore negativo; egli era un semiologo, il cui compito consiste nell'indagare le "insidie" nascoste dietro le righe e oltre le parole; ed in tal senso lo studioso scomparso svolse il suo ufficio in modo egregio, ma nel caso di Cuore perse di vista il contesto storico in cui fu concepito e i veri scopi sociali, a cui De Amicis lo aveva destinato. 
Forse oggi, alla luce degli attuali accadimenti, queste finalità appaiono più chiare. 
"In una società sempre più cinica  [e riprendo il mio articolo su Cuore] dove diversi Franti hanno fatto carriera e sono andati a ricoprire incarichi importanti o addirittura di potere, si comincia a provare nostalgia per la retorica deamicisiana e per la mediocre convenzionalità dei Coretti, Derossi e Garrone e dello stesso Bottini.
Oggi, a centocinquant’ anni dall’Unità d’Italia, parlar male di Cuore è sbagliato e lo dimostra, tra l’altro, il film Il maestro di Vigevano (1960) diretto da Elio Petri, che (basato sull’omonimo romanzo di Lucio Mastronardi) riprende uno dei temi principali del libro demicisiano, ovvero la condizione degli insegnanti elementari italiani, bistrattati e dileggiati dall’imprenditoria rampante del secondo Novecento.
Naturalmente, nessuno nega che il romanzo deamicisiano sia ingenuo, retorico e manchi, per altro, di realismo, ma è stato un errore (e lo è tuttora) ridicolizzarne il contenuto, visto il quadro non certo entusiasmante del nostro paese.
Oltre alla crisi economica ed alle derive improvvisatorie della nostra politica, si sta registrando una crescente indifferenza verso i valori veri della vita. 
Ciò si verifica anche nel mondo giovanile, sempre più attratto da ideali solipsistici e di facile protagonismo, alimentati pure da certe pellicole che indulgono alla violenza e da programmi televisivi di dubbio gusto che promuovono forme di competizione esasperate.
Le cronache di questi ultimi anni riportano numerosi episodi di violenza, perpetrati ai danni di emarginati e disabili, oltre che casi d’insofferenza verso le istituzioni, per non parlare del preoccupante disinteresse per la vita umana. Emblematico è il caso di chi sghignazzava all'indomani del terremoto dell'Aquila, rallegrandosi per il profitto che avrebbe potuto trarre dalla successiva ricostruzione. [Cut]
La scuola fatica sempre più a gestire gli allievi e, anche quando fa ricorso a legittime forme sanzionatorie, viene accusata di autoritarismo e finisce al centro di mortificanti polemiche.
Molti osservatori sono concordi nell’affermare che certi comportamenti giovanili derivano dalle profonde trasformazioni socio-culturali avvenute nell’ultimo trentennio, ma sono anche il frutto di un processo iniziato negli anni Settanta e volto a ridimensionare il ruolo di insegnanti ed educatori e ad enfatizzare invece i diritti dei giovani, generando in loro un senso d’onnipotenza e d’impunibilità.
Tutti ormai riconoscono che il Movimento Sessantottino ha prodotto importanti conquiste democratiche: diritto al lavoro, emancipazione femminile, uguaglianza sociale, etc. ma ha generato pure degli equivoci, o meglio, delle storture; una di queste è appunto la delegittimazione di valori come il rispetto, la solidarietà, l’altruismo, l’amor patrio,  ritenuti improvvisamente  inutili, falsi ed ipocriti e perciò messi all’indice.
Invece, proprio queste virtù andrebbero recuperate e riproposte vigorosamente, come manifestazioni più alte dell’uomo, indispensabili per edificare una società veramente progredita e civile."

                         Nigel Davemport

giovedì 10 novembre 2016

NOVEMBRE




Nel cielo bigio

nessun battito d'ali

nè cinguettii di festa.

L'estate ormai è altrove.

Sibila il vento diaccio

mulinano le foglie

in mezzo al viale.

Passanti frettolosi 

fanno ritorno 

alla cara magione 

al focolare.

Soltanto un vecchio 

stretto nella sua giacca

avanza lentamente

percorrendo una via

che ha scelto a caso.


Nigel Davemport

martedì 8 novembre 2016

VIALE DEL TRAMONTO



             Stimatissimi amici,

da qualche giorno ho cambiato dimora, ora mi trovo a “Villa semola”, un luogo fuori porta, lontano dai rumori e dai ritmi frenetici della città, la casa di riposo dove trascorrerò il resto dei miei giorni.
La scelta di ritirarmi qui è dipesa da alcuni episodi che mi hanno fatto capire che ahimè sono alla frutta ed è iniziato il conto alla rovescia!
La settimana scorsa, mi trovavo su un autobus affollatissimo, quando una donna incinta, vedendomi in piedi, sballottato qua e là, si è alzata e mi ceduto il posto!
Il secondo episodio è ancora più emblematico: lunedì scorso, ero sceso in strada per gettare il sacchetto dell'immondizia, in quella è arrivato il camion della raccolta che in attimo ha svuotato il cassone e stava per partire, io allora ho affrettato il passo e ho chiesto all’autista “Sono ancora in tempo?”
- Sù, monti ché ce ne andiamo – ha risposto l’altro imperturbabile.
Pure la mente non m'aiuta più tanto. Il mese scorso stavo dal dentista, quando lui mi fa: Torni la settimana prossima per l'estrazione. 
-E cosa sorteggiate? - ho risposto io.
In verità, quello coi sanitari è sempre stato un rapporto alquanto tormentato. Minimizzano tutto. Un giorno andai dal mio medico e dissi- Dottore, mi si addormenta spesso la gamba
Il dottore mi visitò e disse - Stia tranquillo, non è nulla.
-Sì, ma la mia russa!
Naturalmente, cerco di non abbattermi, di reagire, mi sforzo di vedere i lati positivi della mia nuova condizione, ad esempio: non ho più la mia metà fra i piedi, l'orrenda arpia che mi ha rovinato l'esistenza. Come te l'ha rovinata? Vi chiederete. Facendomi le corna. Con chi? Col mio migliore amico, che un giorno si lasciò scappare di bocca -Tua moglie mi ha raccontato una storiella cosi' divertente che per poco non cadevo dal letto.
Qui, a Villa Semola, ho trovato delle coetanee niente male, una in particolare ha fatto un gesto troppo carino, appena mi ha visto, mi regalato una confezione di "Kukident".
Ieri sera, Genoveffa, una vivacissima ottantenne, insisté tanto per cenare con me. Non mi levò mai gli occhi di dosso. A un certo punto, mentre sorbiva il brodo, fermò il cucchiaio a mezz’aria e disse -Quando ti guardo, sento salirmi su un calore esagerato.
Io la guardai e tacqui, evitando di dirle che aveva le tette dentro al piatto.

Qui l’ambiente è simpatico e si respira un certo dinamismo. Si organizzano tornei, competizioni e ad altre attività di movimento. Io già mi sono iscritto a "Giochi senza dentiera".
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LEGGERE PURE IN FONDO AI COMMENTI

sabato 5 novembre 2016

S. LEONE E IL WESTERN ALL'ITALIANA


C'era una volta Sergio Leone, ovvero un notissimo regista cinematografico, scomparso nel 1989, all'età di sessant'anni. Come spesso succede nelle cose dell'arte, le sue opere furono al centro di accesi dibattiti. A suscitarli  fu la creazione di un genere chiamato "Western all'italiana", subito ribattezzato dagli americani, dispregiativamente: "Spaghetti western", volendo indicare un film girato in economia, lontano dal vero West, contrassegnato da accesi scontri e dalla presenza di parecchio sangue, che effettivamente può dare l'idea del sugo di pomodoro.
E' vero che i film di Leone potevano contare su badget relativamente limitati ed è altrettanto vero che venivano girati in Italia e in Spagna, cioè in luoghi appartenenti alla geografia di un improbabile West, ma è inesatto affermare che fossero approssimativi e privi di credibilità. Il regista romano non improvvisò le sue pellicole, ma vi mise mano grazie alla grande passione per il genere Western e dopo aver studiato attentamente le tecniche narrative dei grandi maestri d'oltreoceano: John Ford, King Vidor, John Sturges, Haward Hawks, etc.
Ma le sue opere sono diverse da quelle americane. Esse rivelano la sua particolare sensibilità creativa ed il suo backgraund culturale, certamente influenzato dall’esperienza neorealista, visto che da giovane partecipò, come assistente di regia, alle riprese di Ladri di biciclette, di De Sica.
A differenza di quelli hollywoodiani, i film di Leone sono contrassegnati da un taglio moderno e presentano delle soluzioni linguistiche nuove ed originali. I paesaggi non sono più quelli delle praterie sterminate, dei grandi fiumi e dei profondi e misteriosi canyon, ma si riducono a piccole aree, a paeselli deserti, a puebli di frontiera, ove sorgono miseri caseggiati calcinati dal sole, che un po’ richiamano alla mente il degrado di alcune periferie dei giorni nostri. 
Anche gli antagonisti del personaggio centrale non sono più quelli tradizionali: i pellirosse, ma infidi banditi o killer spietati. Ciò, forse, col duplice intento di attualizzare le storie e non ripetere banali stereotipi, per cui i bianchi sono sempre i buoni e gli “indiani” i cattivi.
La messinscena è necessariamente vaga e, per ricostruire l’atmosfera d’ambiente, punta più sulle piccole cose e sui dettagli, che sull’intero contesto. In film come: Per un pugno di dollari  (1963) Per qualche dollaro in più (1964) e Il buono, il brutto e il cattivo (1966) non è raro osservare immagini a tutto schermo di armi, speroni, stivali impolverati, fronti aggrottate, volti tumefatti, occhi segnati dall’odio o dalla paura, etc.
Le inquadrature passano a volte direttamente dal campo lungo al dettaglio, senza  tappe intermedie. Ciò serve a creare dei bruschi mutamenti, che spezzano la gradualità percettiva (o, se si vuole, l’ordine figurativo) contribuendo a tenere vivo l’interesse dello spettatore. I western leoniani adottano un regime di scrittura oscillante fra il barocco e il contemporaneo, in cui prevalgono i contrasti forti, immediati ed è presente un abile gioco plastico fra figura e sfondo, che rende la narrazione più avvincente. La fotografia è nitida, accurata e in certi casi persino virtuosistica.
A volte, i tempi di talune sequenze vengono volutamente dilatati. Nei duelli, ad esempio, l'attimo che precede l'estrazione delle pistole e gli spari viene amplificato a dismisura e la macchina da presa indugia alternativamente ora su questo, ora su quel personaggio, come in un implacabile carosello di morte. 
Proprio questa rarefazione temporale fa sì che l’azione, da brutale contingenza, si trasformi in rito ed assuma una certa solennità, sicché lo scontro finisce per perdere il suo connotato negativo, cruento, e diviene epico, grandioso, sublimandosi paradossalmente in elegia. Ma questo piccolo prodigio non è tutto merito delle immagini, è possibile grazie alle musiche di Ennio Morricone, che puntualmente accompagnano ogni film. Le sue colonne sonore, accattivanti, struggenti, interpretano, sottolineano, esaltano ogni momento del racconto. A volte, servono a svelare le sensazioni più intime del personaggio, altre volte sono capaci persino di creare quel che non c'è. E’ in questi film che la simbiosi musica-immagine raggiunge i suoi livelli espressivi più alti, provocando emozioni indimenticabili. Come dimenticare la sublime melodia di C'era una volta il West ! 

(Clicca sulla foto per ascoltare)

Il regista romano crede molto nella forza seduttiva dello spettacolo e porta alle estreme conseguenze la destrezza degli antagonisti, lo scontro faccia a faccia, l'uomo contro l'uomo, creando un personaggio invincibile, intorno al quale ruotano un po' tutte le immagini del film. Chi non ricorda: Il buono, il brutto e il cattivo, considerato il capolavoro del genere, con Clint Eastwood nei panni del Biondo, Eli Wallach in quelli di Tuco e  Lee Van Cleef in quelli di Sentenza?
E chi non ha apprezzato Giù la testa, pregevole cammeo sulla rivoluzione messicana di Villa e Zapata; oppure il citato C’era una volta il West, la storia di una fatale e spietata vendetta, magistralmente interpretata da Henry Fonda e Charles Bronson? Si tratta di pellicole notevoli, diciamo pure di largo respiro, affidate ad attori di sicuro talento, che con la loro presenza hanno contribuito ad elevarne la qualità.
Leone però non opera facili esemplificazioni; è alquanto disincantato e non cade nel tranello della banale dicotomia: tutto bianco / tutto nero. Le sue perciò non sono le creature perfette, positive, che si trovano nei western classici. I suoi eroi sono mossi, generalmente, da un proprio tornaconto, da un interesse preciso e se perseguono il "bene" non lo fanno soltanto per un puro ideale. Il nostro autore è meno ottimista e forse anche meno retorico dei propri colleghi d’oltreoceano, come pure è lontano mille miglia dai truculenti e discutibili eccessi delle pellicole di genere (e pseudo-genere) di ultima generazione, che  hanno stravolto e cancellato la poesia del Western classico o all'Italiana, che sia. 
Da buon romano, Leone possiede un forte senso dell’umorismo e non può fare a meno di trasferirlo nelle sue storie, un po’ per mitigarne la durezza, un po’ per rammentarci che l’ironia è solo l’altra faccia del dramma. Forse, avranno pure ragione i critici più intransigenti a sostenere che Leone non è stato capace di rendere lo spirito del vecchio e sterminato West, ma ugualmente è riuscito a creare delle storie piacevoli, avvincenti, un po’ crepuscolari, perché intrise di nostalgia per un mondo mitico, lontano, ormai perduto, con un tipo di eroe che sarà un po’ discutibile, ma che appartiene sicuramente agli ingenui e perciò cari modelli della nostra infanzia.

                                Nigel Davemport

[NOTA: I diritti letterari sono riservati]

domenica 30 ottobre 2016

LO STALLONE SVIZZERO



Forse non tutti sanno che Tomaso è un latifondista ed un impareggiabile play boy. 
Trascorre le giornate ispezionando le proprie tenute e, per compiere il giro completo, impiega almeno tre giorni di cavallo. Poi, al rientro, si abbandona agli ozi preferiti, intrattenendosi con le donne del suo harem, che lo adorano e lo hanno soprannominato: lo Stallone Svizzero. 
A parte la sua complessione fisica non indifferente, degna di un grande atleta, si dice sia dotato di una notevole virilità e fra le coltri sia un tornado, un uragano, insomma un amante insuperabile. 
A dire il vero, fra noi c'è sempre stata un po' di rivalità, dato che anch'io ho un certo credito nel "ramo acchiappanze" e sono conosciuto come il Gallo di Napoli. 
L'unica differenza è il tenore di vita: io mi arrabatto, per sbarcare il lunario, lo Stallone invece campa di rendita. Possiede terre, fabbriche, immobili, aerei ed imbarcazioni di lusso, sia in Italia che Oltralpe.
Ebbene, l'estate scorsa, il "nostro" compì un gesto inatteso: m'invitò a trascorrere alcuni giorni in una delle sue ville venete! 
Sul momento, esitai un po’, ma poi accettai la proposta, rifiutarla sarebbe stato ammettere di essere invidioso di lui. 
Dato che il suo entourage è formato da uno stuolo di pupe esagerate: belle, fini ed eleganti, prima di partire volli adeguarmi all'ambiente, perciò mi sottoposi a un trattamento estetico intensivo: maquillage, manicure, pedicure e lifting del viso. Il risultato fu più che soddisfacente, unico neo fu che per due settimane dopo l'intervento, dovetti parlare evitando tassativamente la "a" e la "e". Ad esempio, quando andavo dal fornaio, dicevo: - Mi dii quittro pinini. 
Per completare il restauro, pescai in un baule un vecchio vestito scuro di mio padre. Lo provai e notai che mi stava a pennello. Lo sistemai subito in valigia, in attesa dell'occasione giusta per sfoggiarlo. Poi, con gli ultimi spiccioli rimasti, uscii e acquistai il “Manuale del grande cucador”, un libello prezioso in dieci capitoli e venti illustrazioni, grazie al quale rispolverai le mie conoscenze in fatto di seduzione. Il primo capitolo illustrava le differenze anatomiche fra maschio e femmina. Non vi nascondo che, dopo averlo letto, mi venne un forte dubbio e pensai fra me e me - Ma allora, sino ad oggi, con chi mi sono accompagnato!?!
Finalmente, venne il giorno della partenza e salii sul treno che mi avrebbe portato al nord.
Quando l’altoparlante della stazione annunciò in tedesco: Treviso... bahnhof Treviso, Südländer, die dreißig peitschenhiebe erhalten wagen absteigen - (Treviso... stazione di Treviso, i terroni che si azzarderanno a scendere riceveranno trenta frustate) capii che ero arrivato a destinazione e mi calai giù dal convoglio di soppiatto, attraverso il finestrino della toilette.
Ad attendermi fuori alla stazione c’era una stupenda Rolls Royce, con tanto d’autista in pompa magna.
Tomaso mi stava aspettando a “Villa Zeno”, una roba da capogiro, un edificio del Millecinquecento, progettato nientedimeno che da Andrea Palladio!
Appena mi vide, il mio amico-rivale mi abbracciò calorosamente, poi mi mostrò il mio alloggio e m’indicò come regolarmi in caso di necessità: una scampanellata per chiamare una domestica, due per chiederne due, tre per tre, e così via...
La sera stessa, ritiratomi nel mio alloggio da mille e una notte, feci una doccia, indossai una vestaglietta, mi sparai addosso mezzo flacone di "Arrenditi", un costosissimo profumo ai feromoni acquistato per l'occasione, e poi feci quattro scampanellate, sicuro che arrivassero altrettante gnocche. Invece, sorpresa delle sorprese, si presentò un energumeno alto due metri, sui centoventi chili, con uno sguardo sadico ed una strana luce negli occhi - Il signore desidera...?  - tuonò, con un timbro di voce a metà fra Tina Pica e l'incredibile Hulk.
Insomma, ci volle il bello e il buono per liberarmene! Alla fine ero così stremato che crollai in un sonno profondo, con incubi popolati di mandinghi infoiati che mi rincorrevano attraverso i cupi corridoi di un labirinto. 
Il giorno dopo, verso sera, Tomaso volle condurmi a Milano, in un salotto buono della città. Fu allora che indossai lo spezzato di mio padre. Durante il tragitto, lo Stallone mi sussurrò all’orecchio: - Cerca di non far capire di dove sei.
Quando arrivammo, strabuzzai gli occhi: in quella casa c’era tutto il gotha lombardo: imprenditori, industriali, faccendieri, politici, etc. 
Scoprii che il nostro anfitrione era nientedimeno che Franco Bolli, il sottosegretario alle poste. C’erano pure alcuni personaggi di fama internazionale, fra cui il noto dentista nipponico Tekuro Nakarie e il campione del mondo di pugilato, suo connazionale, Soshito Ntronato.
In quella casa si respirava un'aria sobria, sospesa, kafkiana. Tutti parlottavano bisbigliando, sul sottofondo lieve della filodiffusione. Unica stonatura: il battibecco che si stava svolgendo in un angolo del salone:
-Mamma perché non hai voluto che indossassi la minigonna?
-Perchè no!
-Ma ho diciotto anni!
-Non m'interessa.
-Ti avverto: la prossima volta metto la minigonna.
-Basta, smettila, Giacomo! 
A un certo punto adocchiai un cartello che mi allarmò un tantino: “GETTARE I MERIDIONALI NEGLI APPOSITI CESTINI”, ma lo Stallone subito mi tranquillizzò dicendo: - Non temere, stando con me, è come se avessi il permesso di soggiorno. 
Infatti, quando un distinto signore seppe che ero suo amico e venivo da Napoli, non fece una piega, anzi esclamò: Bene!
Sa - dissi, piuttosto rincuorato - che la squadra della mia città quest'anno vincerà lo scudetto.
Ma guarda - rispose l'altro -anch'io gioco al Fantacalcio!
In quella, notai una giovane donna di una bellezza rara, mozzafiato, che mi osservava insistentemente. Era alta, possente, giunonica. Indossava un vistosissimo pigiama palazzo o un palazzo pigiama (non ricordo bene).
Pregustando gli sviluppi che avrebbe potuto prendere la serata, mi avvicinai a lei ed esclamai - Salve,mi chiamo Nigel - dissi, esibendo il più luminoso dei sorrisi.
Io no - rispose secca la donna e mi voltò le spalle.
Mi permetta di dirle che è elegantissima - mi affrettai ad aggiungere, per guadagnar terreno.
Lei invece no - replicò l'altra, dopo avermi squadrato da capo a piedi.
-Ma è un abito vintage - dissi con forza. 
-Che vintage! Il suo vestito è vecchio, ma così vecchio, che lo indossava il padre dello sposo, alle nozze di Cana!

lunedì 24 ottobre 2016

LA MIA META'



Conobbi la mia metà ad una festa in maschera, io ero vestito da gallo e lei da gallina.
Ci incrociammo, mi voltai a guardarla e rimasi colpito dalle sue gambe, o meglio, dalle sue coscette, perciò tornai sui miei passi, ruotai la testa e le dissi: -Complimenti! Padovana?
- No, Livornese - rispose.
A quel punto m'incollai a lei e presi a corteggiarla apertamente. Per fare colpo, ogni tanto drizzavo la cresta ed emettevo un sonoro - Chicchirichi!
Lei allora mi osservava di sbieco, con noncuranza, ma si capiva che sotto-sotto era contenta.
Lo shoc lo ebbi a fine serata, quando si tolse il costume e apparve al naturale! Era brutta ma così brutta che, quando nacque, sua madre dovette chiedere scusa all'ostetrica. 
In quel momento avrei voluto dileguarmi, sparire, ma lei, intuite le mie intenzioni, mi afferrò e mi avvinse in un abbraccio senza scampo.
Io all’epoca ero molto ingenuo, lei invece navigata, diciamo pure una carretta del mare, così ebbe la meglio e una sera, una terribile sera, mi mise incinto si approfittò di me... e poco dopo mi costrinse a sposarla.
Da allora è cominciato il mio calvario. Il viaggio di nozze fu un inferno, tanto che ormai lo chiamo: Luna di fiele. 
La prima notte, le chiesi :- Cara, sono davvero il primo uomo con cui dormi?
-Se mi fai addormentare, sì - rispose.
In seguito si confermò un' arpia e ogni volta che tentavo di ribellarmi, giù bastonate, per cui sono finito più volte in ospedale a farmi ricucire le ferite. 
Nel tempo, ho accumulato tanti di quei punti, che alla fine i sanitari mi hanno regalato un i-Pod.
La mia metà si reca dal parrucchiere tre volte a settimana, con notevole spreco di tempo e di danaro. La cosa buffa è che ha solo tre capelli e pretende la pettinatura alla Lady Oscar!
Dato che è fissata col look, ogni tanto viene a bussare a soldi. Per prevenire un rifiuto, la butta in politica. Dice - Nell’ambito delle riforme strutturali di cui ha bisogno il paese, ti comunico che ho deciso di farmi un lifting.
Una volta pretese che le affidassi la carta di credito, ma dopo un mese gliela rubarono. Ebbene io non denunziai il fatto perché mi accorsi che il ladro spendeva meno di lei!
La cosa che più mi scoccia non è tanto lo spreco di danaro, ma che abbia successo in società. Non potete nemmeno immaginare quanta gente la cerca la notte di Halloween. 
C'è da aggiungere che è fortunata. Pensate che una sera, mentre strofinava una vecchia lampada, le apparve improvvisamente il famoso Genietto. Costui disse: Esprimi due desideri ed io li esaudirò.
Lei allora, dapprima pensò un attimo e poi disse:-Voglio passare una notte con Kevin Kostner.
Ma è difficilissimo, pretendi l'impossibile - rispose l'omino. 
-Allora voglio che mio marito diventi più virile -replicò la mia metà.
E allora il genietto esclamò: Qual'è l'indirizzo di Kostner?