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martedì 18 novembre 2014

“Django scatenato” [Prima parte]


Quando il buono diventa cattivo
   ....

Diverse critiche e tanti consensi per Django Unchained, il film di Quentin Tarantino, uscito due anni fa e che alcuni canali tv stanno riproponendo in questi giorni.
Nessuno però, fra critici ed entusiasti, è riuscito a inquadrare il genere cui appartiene la pellicola, se si tratti cioé di un western classico, uno spaghetti western, oppure una storia di vendetta razziale. 
Quello che è certo è che il regista di "Pulp fiction" continua a confezionare pellicole bizzarre, eccessive, infarcite di eccidi, ammazzamenti, fiumi di sangue, pezzi di carne umana esplosi e così via, con un ritmo e una modalità d'azione sconvolgenti.
Dicono che Django Unchained sia un omaggio a Corbucci e Leone. Se così fosse, sarebbe un omaggio un po’ bizzarro, perché non ha nulla da spartire col western all’italiana, anzi lo esaspera al punto da ridicolizzarlo e quando si mescola dramma e farsa si resta disorientati e non si sa che senso dare all'opera.
I sostenitori dell’ “enfant terrible” affermano che egli non si pone questi problemi, da buon cinefilo fa del citazionismo, attingendo le idee dalle pellicole degli autori più amati e spiluccando qua e là fra i vari generi, compresi il cartoon e il fumetto d’autore, per cui il prodotto finale è un sorta di marmellata post moderna, in cui c’è dentro tutto e il contrario di tutto.
Forse il regista del Tennessee fa questo ragionamento:” “Io sono Tarantino e faccio quel che mi pare, tanto a voi il film piace comunque“… e così giù tonnellate di sequenze forti, di stili  sovrapposti, di brani musicali un po’ improbabili, in cui la violenza non è soltanto l’atmosfera scenica, ma la sostanza stessa del film.
Django unchained sembrerebbe diverso dal sanguinario Kill Bill, eppure ne segue il filo logico, riproponendo un'implacabile vendetta e la stessa assenza di pietà, seppur edulcorate dall'iperbole e da un'ironia incomprensibile, che francamente stride mescolata alla morte.
Va detto che l’idea primigenia non è male: Django è un uomo di colore appena liberato e, per affrancare la moglie ancora schiava, intraprende una spedizione contro il suo aguzzino, compiendo un gesto con cui dovrebbe riscattare non solo il torto subito ma, più simbolicamente, il fenomeno dello schiavismo. 
Egli dimostra di possedere una tale abilità nell'uso delle armi, da assurgere ben presto al ruolo di eroe.
Fra gli artifici che contribuiscono a definire il personaggio, troviamo le inquadrature dal basso verso l’alto e un abbigliamento inconsueto e ricercato, referenti che servono a distinguerlo dalla massa. All’inizio, indossa dei cenci, come tutti gli schiavi, poi un elegante abito di velluto azzurro, pulito, immacolato, che dovrebbe servire a mascherarlo da damerino, ma il risultato estetico è un po’ buffo e allora l'autore lo veste da pistolero, come il suo omologo italiano.
Aiutato da King Shultz, un cacciatore di taglie piuttosto spregiudicato, l’ex schiavo compie la sua missione con successo, ricomponendo così lo stereotipo del giustiziere vittorioso che piace tanto all’immaginario collettivo.
Una simile operazione è il leit motiv di tantissime storie d’azione, in cui il personaggio principale (oppure il suo “collaboratore”) dapprima subisce mortificazioni d’ogni genere e poi si vendica  dei suoi torturatori.
Si tratta di un meccanismo narrativo ben collaudato nel mondo della celluloide e conosciuto in ambito psicologico, che fa leva sugli istinti più elementari dell’uomo.
Nella storia in questione, la moglie di Django, donna fragile e minuta, subisce umiliazioni d'ogni genere e tremende scudisciate da parte dei suoi padroni, cosa che produce una forte indignazione negli spettatori, alimentando in loro un bisogno di rivalsa.
Naturalmente, nel liberare l’amata, Django compie un gesto ammirevole, che non solo legittima, ma rende sacrosanto il suo atto di forza.
Sta di fatto però che, nel consumare la propria vendetta,  il “Nostro” si ritrova all’interno di uno scontro estremo ed assoluto e finisce per compiere degli atti di empietà: l’uccisione, ad esempio, la sorella di Mr. Candie, una donna perfida, ma inerme.
Questa spietatezza fa da contraltare a quella esercitata dai turpi negrieri, ma riflette pure quella del suo «maestro» Schultz, che all’inizio della storia suggerisce l’eliminazione di un mercante di schiavi, già fuori causa, perché schiacciato dal proprio cavallo, e più tardi non esita a freddare un vice sceriffo gravemente ferito e fuori combattimento; così come, nel prosieguo, elimina un ex malvagio ormai ravveduto e padre di figli.
Vestendo i panni del pistolero infallibile, l’ex schiavo diviene un vendicatore senza scrupoli, finendo per rassomigliare un po’ all’infame avversario, come spesso succede quando il buon diritto viene sopraffatto dalla crudeltà.
Una conclusione del genere soddisfa la sete di rivalsa generatasi nell’animo degli spettatori ma, invece di gettare nuova luce sull’immane tragedia dello schiavismo, ne sposta semplicemente il baricentro; la vicenda non rende giustizia alla realtà storica, visto che gli schiavi e i neri, in generale, per realizzare le loro piccole conquiste, hanno sempre patito le pene dell’inferno.
Con una messinscena decisamente sopra le righe, Tarantino perde l’occasione di girare un film dignitoso ed edificante, trasformando un episodio di riscatto umano in uno spettacolo grottesco.
Il Django tarantiniano insomma non ha nulla a che vedere col western classico o col western all’italiana, è lontano dal cinema di Corbucci ed ancor più da quello di Leone. 
Gli eroi leoniani agiscono sempre da soli, non eccedono mai la misura e la loro azione è così ben calibrata, che ogni duello, per quanto crudo, riesce a trasformarsi in rito. Così, di fronte all’inevitabilità del dramma che sta per compiersi, il tempo sembra fermarsi e, grazie alle superbe melodie che l’accompagnano, lo scontro diviene epico, grandioso, sublimandosi in elegia.
                                                                 (CONTINUA)
     
Nigel Davemport

[Tutti i diritti sono riservati]
                                                                                     

27 commenti:

  1. Non ho visto ancora questo film, cara Guardiano, ma leggendo, credo che se mi capita lo vedrò, ora intanto aspetto che continui fino alla fine.
    Ciao e buon pomeriggio a tutto l'angolo.
    Tomaso

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    1. Ciao Tom,
      ti ringrazio dell'attenzione.
      Un caro saluto e a presto.

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  2. Vado pochissimo al cinema, quindi questi tuoi aggiornamenti sono molto utili, per tenermi informata....
    Buona giornata guardiano
    Saluti a tutti,silvia

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    1. Ciao Silvia,
      spero vivamente che prenderai spunto da una di queste indicazioni, per vedere e rivedere un film, meglio se del vecchio e incomparabile Kubrick ^__*
      Un cordiale saluto.

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  3. ricordo che ne parlammo e cominciò a sorgermi qualche dubbio su questo film ...ma dopo la tua analisi ho capito che non è un granché
    sei grande guardiano!
    ciauuu
    esmeralda

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    1. Sono contento Vale,
      di averti fatto mutare idea... e non è poco, vista la tua giovane età ^__*
      Un caro saluto

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  4. Western?!? Chi trancia la pellicola - e non sono pochi - addebitando al Maestro affinità scarsamente elettive col genere non centra il bersaglio.
    Tarantino al massimo prende spunto e poi (dis)elabora a modo suo sovrapponendo virtuosismi, cafonaggini, delicatezze e pugni nello stomaco alla rinfusa, proprio alla sua maniera, marchio di fabbrica che sorprende e destabilizza e dona fertile spunto a centinaia di tentativi d'imitazione più o meno risolti, anche se, come manifesto dello sdoganamento dell'epopea west - che rappresenti il classico, il furente o lo spaghetti - continuo a preferire quell'autentico pastiche di magica irriverenza che risponde al nome di Pronti a morire, targato Sam Raimi.
    In Django l'intento non è di spaventare e temere l'orrore ma addomesticarlo e servirsene in chiave scanzonata, tanto che alla fine siamo cosi ubriachi di cinema a duemila all'ora, che all'assordante giungere degli "spropositi sparerecci" ne assorbiamo l'irreale magniloquenza col sorriso, la tolleranza e la sazietà di chi scansa, al termine di un pasto pantagruelico, l'ennesima fetta di golosissima torta. Grande come sempre Guardiano! Attendo impaziente il seguito.. ;)

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    1. Ciao Franco,
      il mio commento sotto sembra una risposta cucita ad hoc al tuo commento, ma stavamo pubblicando in contemporanea e quindi non può essere così...
      Ma tu prendila come tale, vista la coincidenza...ahahah... anche se quel "TU" si riferisce ovviamente al Guardaino (bravo come sempre in quasi tutte le sue pubblicazioni, ma in fatto di recensioni...si supera!).

      Ciao Franco
      Buona giornata.

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    2. Ciao Franco,
      il tuo commento, lucido, "dotto" e articolato meriterebbe una risposta altrettanto articolata ( lucida non so, data la mia età avanzata ^__*)
      Conto però di rispondere alla tua appassionata "difesa" nella seconda parte del mio modesto articolo.
      Intanto, anticipo questo: se c'è una cosa di cui non si sente alcun bisogno, è la destabilizzazione, visto che la realtà è già precaria e destabilizzata di suo.
      Grazie dell'attenzione e delle parole di stima, stima che naturalmente ricambio in pieno.
      Un salutone e a presto.

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  5. A me piacciono molto i film di Tarantino, anche se a volte come dici tu lo trovo un po "eccessivo".
    Per Django in effetti concordo con te per la violenza esplicita e soprattutto perché non si è in grado di "identificare" il segmento in cui inserirlo. E' un film western? ...E' un film thriller? E' un film razziale? ...BOH!
    Ma forse la genialità è anche questo no?!
    Ti piace perché... perché ti piace e basta...e chi se ne frega a quale genere attribuirlo. Resta il fatto che pellicole come Django, appunto, come Pulp Fiction, Bastardi senza gloria, Sin City...sono e restano film cult e rientrano in quella che è la storia del cinema...questo il mio modesto parere da "mediocre cinefilo"

    Ciao Antonio.
    Un saluto a tutti i lettori dell'Angolo...


    ================
    p.s.ma quando torniamo a ..."sorridere" qui all'angolo?

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    1. Appoggio Pino comunque.. l'Angolo sta diventando "acutissimo" ma forse troppo per addetti ai lavori.. proporrei qualche altra giullaresca cialtroneria (anche in chiave Cinema sia chiaro..) ne avrei giusto una in cascina..a chi la propongo?.. eheh..)

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    2. Proponila pure a me, via mail, ma tieni presente che ieri l'altro ti ho spedito un invito a collaborare.
      L'hai ricevuto? ^__*

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    3. L'Angolo è bello nella sua varietà. E ci sta tutto. Dal sorriso, all'emozione, al momento di cultura.

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  6. Ciao Pino,
    non hai torto nel ritenere che a volte la genialità sia uscire dagli schemi, ma il problema è che il cinema di Tarantino io (che non sono un genio ma nemmeno uno stupido) non lo capisco e difficilmente lo capirò mai, per ragioni che esporrò meglio nella seconda parte dell'articolo.
    Grazie per l'attenzione e il garbato commento.
    A rileggerci presto.

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  7. Ciao Nigel,da tanto non vado al cinema, anche perchè molti di essi non riescono a trasmetterimi emozioni,ma solo ansie dettate dalla eccessiva crudeltà e azioni sconvolgenti.
    Quindi non conosco i film di questo regista, ma ero e rimango una fans dei vecchi western ,che rivedo sempre volentieri.
    Mi complimento per questa tua capacità di sintesi nella informazione.
    Buona settimana Rakel

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    1. Buonasera Rakel,
      ti ringrazio sentitamente per l'attenzione e il garbato commento.
      Per quanto riguarda i western, siamo in perfetta sintonia ^__*
      Un caro saluto.

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  8. Caro NIgel, l'argomento Tarantino lo abbiamo sviscerato già insieme. A me piace per le ragioni già espresse. Il film Django resta uno dei film tra i suoi che preferisco. Il cinema per fortuna, non mi destabilizza per nulla. Alla prossima. Un abbraccio.

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    1. Nessun problema, cara Mariella, possiamo avere idee diverse su taluni temi e restare amici che si stimano ^__*
      Sto per uscire, dunque scusa la brevità.
      Ricambio l'abbraccio

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    2. Il cinema di Tarantino non destabilizza nemmeno me; è solo che non mi dà assolutamente niente... come Baricco fa con te! ^__*

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    3. Di sicuro non sarà Tarantino a dividerci.La stima reciproca va ben oltre opinioni differenti. Anzi, il confronto non può che arricchire. Ne sono ferma sostenitrice.
      E nemmeno credo possa accadere lo stesso tra me e Franco a causa di Baricco;)

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    4. Cara Mariella,
      alla fine quello che importa è che il confronto avvenga fra persone leali e sincere e ho l'impressione che tu e Franco ed io lo siamo ^__*
      Buona serata.

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  9. Un caro saluto a tutti gli amici dell'Angolo che hanno la pazienza di leggere certi sproloqui...
    ps
    scherzo naturalmente ;))

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  10. Caro Nigel, sinceramente ne ho visto poco del film perchè come hai detto tu è pieno di violenza gratuita, mentre a me quelli di Sergio Leone mi piacciono, poi per abitudine quando un film è pieno di violenza, sinceramente non mi va di vederlo, comunque la tua critica costruttiva mi è piaciuta, riflettendo però alla notizia che ho sentito proprio oggi per radio, dicevano che Tarantino vuol fare altri due film e poi ritirarsi, ma per caso non sapendo quale buona trama usare, fanno film alla (Raz de gan) è un gergo che uso io che sarebbe alla C,, di cane.
    Ciao Nigel, buona vita.

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    1. Caro Gaetano,
      il problema, nei film di Tarantino, non riguarda soltanto la violenza, ma la credibilità e il valore intrinseco; spero pertanto che vorrai leggere pure la seconda ed ultima parte dell'articolo.
      Grazie sentitamente per l'assiduità e l'affetto che mostri verso quest' "Angolino"...
      Un sincero abbraccio.

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  11. Una vera delizia queste recensioni Nigel.
    Qui, mi trovo di nuovo nel tuo assentimento, non casualmente, abbiamo lo stesso tipo di sensibilità.
    Credo di non aver visionato il film, ma dopo la tua descrizione che tocca l'essenziale, me lo posso immaginare e non sento il bisogno di farlo La tua critica completa, fatta non soltanto con la razione, ma con l'anima è esauriente. Questo è il genere di film che evito da qualche tempo, siamo saturi di notizie di violenza.
    Passo alla seconda parte e ti abbraccio, buona giornata.

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  12. Cara Gabriella,
    innanzitutto grazie della gentile visita e l'affettuoso commento.
    Quando avrai letto la seconda ed ultima parte dell'articolo sarò più esauriente.
    Un abbraccio.

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