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mercoledì 12 novembre 2014

IL CINEMA DI S. KUBRICK [Seconda parte]


Il Sessantotto sarà ricordato non solo per le proteste giovanili e i grossi mutamenti avvenuti nelle società industrializzate, ma anche per l’uscita di 2001 Odissea nello spazio, il capolavoro assoluto e insuperato di Stanley Kubrick.
Tratto da "The Sentinel", un racconto di Arthur Clark, la pellicola riesce a cancellare tutti i modelli preesistenti del cinema di fantascienza, privandolo dei suoi connotati ingenui e immaginifici, per assegnargli un nuovo e più importante compito: fornire una risposta alla domanda: «Qual è l'origine della vita?» Secondo il regista neworkese, lo spazio da esplorare non è quello cosmico, ma quello dell' anima.
La trama del film è nota: in epoca preistorica un gruppo di primati avvista improvvisamente un  monolite nero. L'evento stimola la loro curiosità ed avvia il loro iter evolutivo; le scimmie infatti capiscono di poter utilizzare l'osso di una carcassa animale come arma da brandire o lanciare contro i nemici. Inizia così l'avventura che porterà poi gli esseri umani a cambiare il volto del pianeta.
Quattro milioni di anni dopo, in epoca contemporanea, gli scienziati avvistano nello spazio un altro monolite dotato di un forte campo magnetico. Per chiarire la sua funzione, un’astronave, pilotata da «Hal», un sofisticato computer/robot, in grado di interagire anche verbalmente con l’uomo, parte alla volta di Giove, pianeta sul quale sembrerebbe esserci un altro monolite. L'equipaggio, formato da Frank Poole, David Bowman e tre scienziati ibernati, dovrà fare presto i conti con l’improvvisa ribellione di Hal. Il computer, inspiegabilmente, si ammutina e, dopo aver eliminato tutto l'equipaggio, viene disattivato da Bowman, durante una memorabile sequenza. L'astronauta può proseguire il suo viaggio, ma a un tratto il veivolo sul quale si trova viene risucchiato in un’altra dimensione spazio-temporale, per ritrovarsi infine vecchio, in un'abitazione di inizio Settecento. Qui rivede il monolite nero, poi muore per rinascere creatura cosmica.
I simboli presenti nell'opera sono molteplici, ma tutti abbastanza decifrabili. Il monolite, figura piuttosto ricorrente nel film, rappresenta il grande e invalicabile mistero della vita e, per estensione, il totem o la divinità di cui l'uomo sente da sempre il bisogno; Hal, il computer impazzito, allude invece al rischio che l'uomo possa diventare vittima delle macchine che egli stesso ha creato.
Il messaggio centrale dell'opera è un monito rivolto ad un'umanità troppo ambiziosa e convinta di poter raggiungere qualsivoglia meta e svelare i misteri dell'universo.
In questa pellicola, ritenuta il capolavoro assoluto di Kubrick, musica e immagini la fanno da padrona, diventando più forti di qualsiasi parola. Di qui, le lunghe scene di silenzio, che a qualcuno potrebbero apparire monotone. Tali silenzi non costituiscono un limite o una stasi del racconto, ma il segnale di un'arte che ritorna alla sua originaria purezza, facendo dell'immagine un linguaggio assoluto e universale.
Nel 1971 è la volta di Arancia meccanica un'opera alquanto controversa, che all' epoca suscitò un certo scalpore, a causa delle sue crude scene di violenza. 
La vicenda tratta di Alex, un giovane che assieme ai suoi compagni passa il tempo a compiere furti, pestaggi e stupri. Quando per errore commette un omicidio, viene preso e sbattuto in prigione, dove accetta di sottoporsi ad una nuova terapia, un programma di riabilitazione che permette di sentire avversione per la violenza. I risultati della cura sono eccellenti, tant'è che appena gli viene mostrato un atto brutale, Alex si sente male sino quasi sino a svenire.  Il giovane, alla fine, diventa così mite e influenzabile che, istigato da una sua ex vittima, un tizio cui tempo addietro aveva violentato la moglie, tenta di suicidarsi. Ricoverato in ospedale e sottoposto alle cure del caso, guarisce completamente.
Arancia meccanica contiene una visione pessimistica della società, priva di principi  morali, una società che genera e rigenera i suoi mostri senza apparente possibilità di riscatto.
Nel film, l’aggressività del singolo riflette quella della collettività, che incapace di costruire un mondo giusto, non esita a manipolare le menti dei fuorilegge, con l'intento di farne degli automi miti e ubbidienti. 
Quando nel 1971 uscì il lungometraggio, furono sollevate molte obiezioni sull'opportunità di mostrare al pubblico tanta violenza e ancora adesso, nell'era di un sadismo cinematografico senza precedenti, in cui non c'è più limite alla messinscena di eccidi e atrocità, c'è chi si scandalizza di fronte al contenuto di Arancia meccanica, e addita il film come il capostipite del genere «splatter». Nulla di più sbagliato e la dichiarazione di Antony Burgess, l'autore del romanzo che ha ispirato la trasposizione cinematografica, chiarisce ogni dubbio in proposito: «Ciò che sconvolge sia me che Kubrick, è che alcuni lettori e spettatori di Arancia Meccanica sostengono di avervi trovato un compiacimento gratuito nel ritrarre la violenza, il che trasforma l'opera da messaggio sociale a mera porcheria».
Alcuni osservatori si sono soffermati a confrontare la violenza presente in Arancia meccanica e quella contenuta nei film di Tarantino, in particolare in Kill Bill, che tratta di una vendetta consumata in un immane scontro, che dura dall'inizio alla fine del film. 
Nella sua recensione, Xavier Morales definisce detta pellicola: «Un esempio di originale estetizzazione della violenza. Il film è uno dei più violenti mai girati, in cui arte e violenza si fondono in un’indimenticabile esperienza estetica. Tarantino riesce a fare esattamente ciò che l'autore di Arancia meccanica ha cercato di realizzare, senza riuscirvi. Tarantino presenta la violenza come una forma d’arte espressiva. Essa è talmente gratificante, così impressionante ed eseguita con una tale meticolosità, da sollecitare in profondità il nostro istinto e le nostre reazioni emotive, minando e indebolendo perfino qualunque altra possibile valutazione razionale. Tarantino riesce a trasformare un oltraggio alla morale in pura bellezza estetica.» 
La prima parte di questo commento lascia alquanto perplessi e solleva forti dubbi sulla sua validità, perché c'è una grossa differenza nella rappresentazione della violenza da parte dei due autori. 
In Arancia meccanica la brutalità dei giovani balordi è accompagnata dalla musica e praticata con movimenti quasi di danza, ma più che espressione d'arte è il segno dell' aberrazione cui è giunta una società priva ormai di ogni valore morale. Da qui l'ossimoro del titolo, che definisce «meccanica» e dunque artificiale l' «arancia»  che invece è un prodotto della natura. 
In Kill Bill e in altre opere, come Bastardi senza gloria e Django Unchained, la violenza è la sostanza stessa dell'opera, sia pure motivata da un legittimo bisogno di vendetta. 
Per Kubrick invece la violenza ha una funzione strumentale e serve a denunciare le storture di un metodo: quello di rimediare alla violenza con altra violenza.
Ma c'è un'ulteriore motivo per cui la brutalità dei film di Tarantino non può essere paragonata a quella di Kubrick e sta nel differente messaggio che esse inviano allo spettatore. 
La «violenza di Tarantino» è sì una forma di estetizzazione, ma si ferma lì, non ha altro scopo che mettere in scena se stessa, seppure abbellita da una certa enfasi e da inquadrature ben studiate. Spesso però i personaggi tarantiniani  eccedono  la misura, vanno ben oltre la legittima difesa o la giusta vendetta e finiscono per diventare implacabili, cinici e impietosi. 
Lo stesso cinismo e la stessa mancanza di pietà ritroviamo nell'operato dei giovani balordi di Arancia Meccanica, oppure nei brutali soldati di Full Metal Jacket, ma Kubrick non si è mai sognato di presentarli come «giusti», in quanto il vero giusto ha rispetto della morte, anche quando si trova ad eliminare il nemico più odioso.
A questo punto la domanda è d'obbligo: che senso ha propinare tanta violenza, seppur resa «attraente» da un'accurata costruzione scenica?! E ancora: che contributo può dare? E, soprattutto, quale potrà essere l'evoluzione di un tale genere filmico... il video-cine-game?
Alla luce di queste considerazioni appare condivisibile quel che afferma Morales nella seconda parte della sua recensione e cioè che  Tarantino ottunde le coscienze e fa perdere il senso della moralità, aspetto su cui varrebbe la pena di riflettere, perché quando un autore tratta argomenti molto delicati dovrebbe pensare all'impatto che certi contenuti producono sulle persone, specialmente su quelle più suggestionabili e immature. 
Nel 1975 Kubrick gira Barry Lyndon, un lungometraggio che in apparenza sembra una storia in costume, tant'è che molti lo ritengono tuttora un semplice affresco d'ambientazione illuminista.
Ma prima di esaminare gli importanti motivi che si celano nelle pieghe dell'opera, riassumiamone brevemente la vicenda: Redmond Barry, un giovane di modeste origini, intende raggiungere quanto più in fretta possibile l'apice della scala sociale e, a tale scopo, sposa una ricca contessa che non ama, onde acquisire il suo titolo nobiliare, così diventa  Lord Barry Lyndon.
Ma sarebbe un errore liquidare la pellicola come la semplice vicenda di un uomo qualunque. Dietro la biografia di Lyndon, si cela infatti la metafora dell'ambizione, ambizione che contrassegna la vita di tanti esseri umani, individui che accecati dall'arrivismo, perdono di vista l'autentico significato della vita  e finiscono per rendersi ridicoli. 
In Lyndon possono riconoscersi molti personaggi storici, che per sete di potere hanno compiuto ogni sorta di meschinità e nefandezza, compreso il sacrificio di altre vite umane.
Nella pellicola c'è un valore aggiunto: la tecnica con cui Kubrick esegue le varie riprese. Oltre alla nota meticolosità che egli pone nel ricostruire l'atmosfera d'ambiente, è da apprezzare la messa al bando dell'illuminazione artificiale (vengono eliminati spot, specchi rifrangenti, riflettori, etc) per cui alla fine l'effetto scenografico è estremamente realistico. 
Nel 1980 Kubrick dà vita al suo primo film horror: Shining, tratto dall'omonimo romanzo di Stephen King. Interprete principale: Jack Nicholson, che nell'occasione offre una straordinaria prova d'interprete. La vicenda è ambientata all'interno di un grande albergo deserto e lontano dal centro abitato: «l'Overlook Hotel», nel quale Jack Torrence, uno scrittore fallito, e la sua famiglia fanno i custodi nel periodo invernale. Ben presto, l'isolamento, unito al rancore represso di Jack verso i propri familiari, colpevoli secondo lui  di non capirlo,  lo condurranno alla follia omicida. 
La pellicola, girata con estrema perizia e perciò carica di suspence è una spietata analisi della famiglia americana media, che l'artista considera egoista, chiusa alla realtà esterna e preoccupata soltanto di coltivare il proprio orticello. Questa condizione è perfettamente rappresentata dai personaggi confinati nell'hotel. Lì, la reale personalità dei protagonisti, a partire da quella di Jack Torrence, si manifesta in tutti i suoi inquietanti aspetti. 
Sebbene l'opera non sia stata accolta dalla critica come le precedenti, ha riscosso un enorme successo di pubblico e le sue scene, ambientate in spazi solitari e deserti, sono entrate nella storia del cinema. Tutti infatti ricordano l'inquietante ghigno del protagonista, il corridoio invaso da un fiume di sangue, l'inseguimento nel labirinto di siepi e l'enigmatico epilogo da cui è nata l'ipotesi che l'intera vicenda sia stata solo un brutto sogno fatto da Wendy, la moglie di Jack.
Nel 1987 Kubrick dirige Full Metal Jacket, il suo quarto e ultimo film sulla guerra, quella del Vietnam, il film più violento dopo Arancia Meccanica, ritratto cinico e crudele sulla guerra che annichilisce le coscienze e disumanizza gli individui.
La storia tratta di un gruppo di marines americani, reclute ordinarie che in breve tempo vengono trasformate in macchine per uccidere. Ad addestrarli è il cinico e feroce sergente Hartman. Quando il gruppo parte per il Vietnam, sperimenta gli orrori di una guerra micidiale per entrambi gli schieramenti, da cui i superstiti non usciranno vincitori né vinti, ma solamente disumanizzati. 
L'unico che ha conservato un po' d' umanità e di capacità critica è Joker, il personafgio principale, he rappresenta l'occhio attento della coscienza, che vigila sull'operato suo e degli altri soldati. Joker non riesce a combattere, tutto l'addestramento ricevuto non gli serve a niente ed è proprio il  residuo d'umanità che l'induce a dare il colpo di grazia ad una giovane nemica, egli prova pietà e non odio per la sua prima vittima.
Tredicesimo capolavoro di Kubrick ed ultima opera della sua intensa esistenza, Eyes Wide Shut (1999) è la storia di Bill, un uomo come tanti che entra in crisi quando sua moglie Alice gli riferisce di aver sognato di tradirlo e quando una sua paziente gli confessa il proprio amore. 
Bill rimane sconvolto da queste confidenze, egli non immaginava che l'animo femminile potesse albergare certi desideri e, per reazione, cede alla tentazione di accompagnarsi a una prostituta. Una sera partecipa ad un festino orgiastico in maschera, assiste a dei sensuali riti iniziatori e conosce una donna misteriosa, che lo salva da una situazione imbarazzante. 
I simboli ed i significati dell'opera sono molteplici e tutti molto interessanti. La traduzione letterale del titolo: Eyes Wide Shut è «Occhi spalancati chiusi» e già fornisce una possibile chiave di lettura. Gli occhi chiusi potrebbero essere quelli di Bill, che non s'accorge o non vuole accorgersi della noia che sta pervadendo il proprio matrimonio, rischiando di comprometterlo seriamente. Gli occhi spalancati potrebbero essere quelli di Alice, che invece ha chiaro il quadro della ripetitività del quotidiano e della mancanza di attenzioni da parte del marito e che la fa sentire insoddisfatta. La donna però ha anche gli occhi chiusi, come tutti coloro che continuano a sognare le proprie trasgressioni, senza mai metterle in atto. 
La storia ha due possibilità d'interpretazione, quella reale e quella immaginaria, ovvero onirica.  Fatto sta che essa è stata realizzata in un preciso momento storico, quando nelle società occidentali hanno cominciato a farsi strada nuovi modelli di coppia: quello aperto, complice, trasgressivo, etc, e pure la donna ha cominciato a manifestare le proprie pulsioni più recondite.
Ancora una volta Kubrick dimostra non solo di saper interpretare il proprio tempo, ma di essere profetico, dote che appartiene solamente ai geni. 

                                                      Nigel Davemport

[Tutti i diritti sono riservati]

43 commenti:

  1. Preziosa e accurata analisi. Concordo con tutto tranne che per Eyes Wide Shut che proprio non ho digerito (se vuoi troverai ampia e distruttiva disamina sul mio blog). Su Shining ho sempre sottolineato l'immenso merito di King che ha fornito un sontuoso assist per un grandissimo film. Barry Lyndon rimane nel cuore invece. Rara bellezza ed estrema delicatezza. Tutto utile a sottolineare, comunque, l'estrema ecletticità del Maestro. Azzeccati, infine, gli interessanti parallelismi con Tarantino, un altro registo che amo particolarmente (Pulp Fiction rimane un 'enormità cinematografica) Grazie Nigel!

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    1. Ciao Franco,
      considero un privilegio questo tuo parere, perché proviene da una persona intelligente e preparata.
      Ti ringrazio sentitamente.

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    2. Ti ringrazio anch'io per l'opportunità offerta dal vostro blog. Siete imprescindibili ormai.. ;)

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  2. a parte il piacere di leggerti c'è sempre da imparare da te caro guardiano...sei grande!!!
    tvb ;)*
    ciauuu
    esmeralda

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    1. Cara Vale...
      meno male che ci sei anche tu... ^__*
      Grazie e bacioni.

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  3. Rimango sempre stupita dalla tua personalità, versatile e variegata, guardiano. Grazie per questa approfondita analisi, lettta con immenso piacere.
    Buona giornata e un saluto,silvia

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    1. Ciao Silvia,
      io sono una persona curiosa e coltivo diversi interessi: letteratura, cinema, teatro, etc, ma non credo di avere particolari meriti ^__*
      Grazie della gentile attenzione e a presto!

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  4. Caro Guardiano ancora una lezione di quante è passato e direi anche dell'avvenire, credo che nessun giornalista avrebbe potuto spiegare meglio...
    Per me meriti veramente un 10!
    Cio e buona giornata a tutti il gruppo dell'angolo.
    Tomaso

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    1. Caro Tomaso,
      so che l'articolo è lungo e impegnativo, perciò ti ringrazio di cuore per e il commento.
      Un abbraccio e a presto.

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  5. Un abbraccio agli amici collaboratori ed un caro saluto a tutti i lettori dell'Angolo ;))

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    1. Ciao Giovy ricambio il tuo saluto, un abbraccio

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  6. È stato tutto molto, molto interessante.
    Grazie Naigel per averne scritto in maniera così precisa ed esauriente.
    Non conosco benissimo Kubrick ma mi ha sempre incuriosita e siccome ultimamente ci sono stati vari documentari su di lui e su chi cerca d'imparare da lui, quello che hai scritto mi fa fatto comprendere meglio il tutto, quindi ben fatto!
    Un grosso abbraccio, ciao.

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    1. Ciao Pia,
      lieto di averti interessata.
      Comunque, sono io che ringrazio te per la visita e la gentile attenzione riservata al mio post.
      Un caro saluto.

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  7. Ciao Nigel! Ho trovato questo articolo, in entrambi le sue parti, davvero molto interessante e coinvolgente. Semplice e profondo nella sua analisi, un analisi che mi ha permesso di conoscere ulteriormemente il pensiero di Kubrick.
    Complimenti vivissimi. Un caro saluto.
    Ligeja

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    1. Buongiorno Ligeja e bentornata!
      Lieto che questo (lungo) articolo abbia suscitato il tuo interesse.
      Grazie della visita e del commento.
      Un caro saluto anche a te e a rileggerci presto.

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  8. Anche questa volta la tua recensione lucida ed approfondita mi ha chiarito degli aspetti su alcuni films violenti che non ho voluto vedere ,perchè venivano rappresentati momenti di forte e cruda violenza, nonostante concordi con te sulle motivazioni che avrebbe avuto il regista nella rappresentazione tanto cruenta,per rappresentare la sua visione di una certa realtà;
    L'unico che ho visto è stato Eyes Wide Shut a proposito del quale concordo sulla visione onirica, proiezione di desideri proibiti.
    Complimenti ancora,per la chiarezza espositiva dell'argomento.
    Un caro saluto

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    1. Ciao Cettina,
      Kubrick è uno di quelli autori che o si amano o si detestano.
      Ma chi ha avuto la pazienza e l'umiltà di approfondirne la tematica, ha finito per apprezzarlo.
      Grazie per l'esaustivo e lusinghiero commento
      A rileggerci presto..

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  9. Ciao Nigel, entrambi i post li ho trovati interessanti .
    La peculiarità e i dettagli da te descritti mi hanno dato modo di conoscere meglio questo grande regista tanto amato da mio marito e mio figlio.
    Buonanotte
    Rakel

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    1. Biongiorno amica Rakel,
      innanzitutto grazie per il garbo e, soprattutto, la pazienza; leggere un articolo tanto lungo ne richiede parecchia ^__*
      Un caro saluto a te ed ai tuoi familiari, amanti del Maestro.

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  10. Nigel, anche la seconda parte della tua recensione sull'opera di Kubrick è stata accurata, precisa ma soprattutto sentita.
    I film di cui ci hai parlato questa sera, sono i miei preferiti. Escludo Eyes Wide Shut. Che non ho mai compreso fino in fondo; così come non sono mai riuscita a vedere altro che la noiosa fine di un matrimonio espressa da una coppia di attori che in realtà stavano parlando del loro, di rapporto. Ormai arrivato al capolinea.
    Arancia Meccanica, resta il mio film preferito. L'apoteosi dell'incomunicabilità che sfocia nella violenza. Senza esaltarla. Ma semplicemente raccontata nella sua nuda realtà. Tra immagini vivide e musica immortale.

    PS: Tarantino lo amo. Il parallelismo con Kubrick ci sta. Ma anche nelle sue rappresentazioni non vedo un'esaltazione estetica della violenza, così come l'hai descritta tu. Piuttosto l'evoluzione dei tempi attraverso le immagini. Più dura forse. Ancora più amara. Senza scampo. Ma non fine a se stessa. Mi sbaglierò. E chiaro che a volte nei film ognuno ci legge quello che la propria anima è in grado di accettare.
    Ti abbraccio amico e complimenti.

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    1. Buonasera Mariella,
      innanzitutto, grazie per l' attenzione e l'esaustivo commento.
      Sono appena rientrato, è tardi, sono piuttosto stanco, ma comincio col rispondere a te che hai accennato a un tema che mi sta molto a cuore.
      Non sono io ad affermare che quasi tutti i film di Tarantino presentano un'estetizzazione della violenza, sono i suoi stessi sostenitori, ossia spettatori e critici che lo amano.
      Io non avrei mai utilizzato un termine del genere, in quanto la violenza, così come ce la propone il regista del Tennessee tutto è, meno che opera d'arte!
      In questo caso non si tratta di accettare o meno quello che si vede (che oggi se ne vedono di tutti, ma proprio di tutti i colori, compresi i selfie di omicidi in diretta) il problema è un altro ed è molto più semplice e non ha niente a che vedere con la psicologia dell'inconscio: dopo aver assistito a un film splatter, a me non rimane niente, ma proprio niente, se non il rimpianto di aver sprecato otto euro di biglietto.
      Con stima ed affetto.

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    2. Scusami tu, Mariella,
      ma ho dovuto cancellare il primo contro- commento perché c'erano degli errori di battitura.
      Sorriso ^__*

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    3. Ciao Nigel. Anche io ho cancellato. Ieri sera ero stanchissima. Su Tarantino non la pensiamo alla stessa maniera. Una buona giornata.

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    4. > non la pensiamo allo stesso modo"

      Magari, quando ho tempo, ti scrivo una mail e ti spiego perché non sono d'accordo con te ^__*

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  11. Ciao Nigel, complimenti per come hai fatto descrizioni e paragoni dei vari film, ricordo 2001 Odissea nello spazio, ed io ero convinto che le scimmie che battevano le ossa, stavano a significare che l'uomo-animale era riuscito ad evolversi così da essere padrone dell'universo, e ricordo che si discuteva del futuro e della supremazia delle menti artificiali che avrebbero sopraffatto l'uomo, tant'è che quando sento notizie di Robot molto avanzati che ultimamente riescono a costruire, ripenso sempre al fatto che prima o poi l'uomo soccomberà a ciò che ha creato.
    Detto ciò, resto molto contento delle tue chiare spiegazioni e paragoni dei film di KubricK, ed è bello vedere che l'angolo è anche cultura.
    Un saluto a te ed a tutti con stima.

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    1. Caro Gaetano,
      non mi pare che avessi le idee poco chiare su Kubrick, quello che riferisci su "2001 Odissea nello spazio" è assolutamente condivisibile.
      Con la ripartenza dell'Angolo, abbiamo fatto in modo da ampliare gli argomenti trattati aggiungendovi anche versi e riflessioni.
      Grazie per l' assidua e simpatica presenza.
      Un caro saluto e a rileggerci.

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    2. Gaetano, L'Angolo è sempre cultura ^__^

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  12. salve a tutti mi chiamo dora finalmente ho trovato la possibilità di commentare in anonimo visto che non sono iscritta da nessuna parte e non saprei come fare
    caro guardiano ti seguo da sempre e ti stimo perchè anche se non ti conosco (solo in foto) dai l'idea di essere una persona fuori dall'ordinario...so di chiederti troppo ma sono una curiosona... mi diresti di cosa ti occupi... sei uno scrittore un giornalista? ;))
    a proposito hai scritto un articolo straordinario
    grazie a te ho capito tutto di kubrick questo grande maestro del cinema
    con immensa stima

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    1. Gentilissima amica,
      innanzitutto grazie della visita e delle lusinghiere attestazioni di stima.
      Mi corre l'obbligo di precisare che, per una precisa scelta redazionale, questo blog non è aperto agli "anonimi". Se ieri ha potuto commentare è perché c'è stato un disguido tecnico (che ora sarebbe lungo spiegare).
      Se in futuro vorrà tornare ne saremo tutti felicissimi, ma dovrà farlo acquisendo un'identità blogger o qualcosa di simile.
      Le auguro una serena giornata.

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  13. Magistrale articolo su Kubrick. Ho letto questa seconda parte tutta d'un fiato. Ma si sa che tu Nigel sai raccontare in modo avvincente.
    Riesci a presentare aspetti che, spesso, vengono minimizzati e omessi, riesci a destare l'interesse.
    Kubrick mi piace per la sua originalità e la sua capacità di far riflettere, scopo di qualsiasi opera d'arte essendo questo, oltre a trasmettere un messaggio.
    Le tue recensioni meritano la lettura, non soltanto da parte dei lettori del blog ma da parte di un pubblico più ampio.
    Un abbraccio e un ringraziamento per il piacevole momento.

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    1. Ciao Gabry,
      gentile e generosa come sempre.
      Grazie per l'articolato commento.
      Un abbraccio e a risentirci presto!

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  14. Ho letto tutto d'un fiato ,tanto era avvincente questo tuo articolo,così accurato nella sua analisi .So che Kubrik é un Grande del cinema ,ma non ho visto i suoi film perché così brutali e troppo forti per lo spirito .
    Mi é piaciuta la tua chiarezza per esporre in poche parole la trama dei films Sei Grande...
    Ora mi hai fatto capire che dietro questa violenza c'é un messaggio un qualche cosa che ci fa riflettere.
    Mi hai incuriosito ,mi comprerò un CD ,e cercherò di vedere un film di lui ....lo guarderò a pezzi ,sarà meno forte.Caro Nigel ,faccio i complimenti a te per questo nuovo blog, molto interessante ,c'é sempte tempo d'imparare....un caro saluto a te ed ai tuoi collaboratori .
    Ciao e buona domenica ...

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    Risposte
    1. Ciao Bianca,
      innanzitutto grazie per l'attenzione ed il gentile commento.
      Vorrei precisare che Kubrick non è un autore di film violenti. Ne ha girato un paio abbastanza forti, ma quel che si vede oggi al cinema, al confronto, è molto peggio.
      Come ho accennato nel post, l'artista parla di violenza per denunziare la crisi di valori che ha colpito la nostra società.
      Ti direi di cominciare a vedere "Lolita", una storia drammatica, ma lineare, interpretata per altro da due magnifici attori: Shelly Winters e James Mason.
      Potresti passare poi ad un film di ammirevole impegno sociale: "Orizzonti di Gloria" e concludere una prima terna con "2001 Odissea nello spazio", considerato la summa della poetica kubrickiana, forse la più grande pellicola di tutti i tempi.
      Un cordiale saluto, nobile amica.

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  15. Pensavo propio che tu mi avresti dato qualche suggerimento in riguardo e sono contenta che tu mi abbia fatto questo favore ,sei sempre molto gentile !
    C'é anche una prima parte ora andrò a cercarla ...
    Caro Nigel ti auguro una dolce giornata ...ciao

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  16. caro guardiano
    sai che sono una grande ammiratrice di tarantino
    ma dopo quella nostra chiacchierata la settimana scorsa ho rivisto django unchained e devo dire che l'ho ridimensionato parecchio... ;)
    tvb
    ciauuu
    esmeralda

    ps
    lo hai scritto l'articolo sul film?

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    Risposte
    1. Cara Esmeralda,
      l'articolo è pronto, ma non ti saprei dire se lo pubblicherà. Sai che in certe cose non interferisco... ;-)
      Un bacione a te e buon weekend a tutti gli amici dell'Angolo.

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    2. Cara Vale,
      confermo: l'articolo è pronto, ma non ho ancora deciso se pubblicarlo o meno.
      MI fa piacere che stia rivedendo un po' le tue posizioni.
      Non è mai troppo tardi... ^__*
      Bacioni.

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    3. dai...pubblicalo il post...m'interessa quello che hai scritto ;))
      ciauuu a te e alla bellissima giovy
      esmeralda

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  17. Sempre un piacere tornare in questo Angolo di mondo, ancor di più leggere le tue recensioni. Un caro saluto a tutti gli amici dell'Angolo, vecchi e nuovi.
    Il Mandry

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    Risposte
    1. Ciao Mandry,
      che gradita sorpresa! Ricevere una tua visita è come vincere alla lotteria ^___*
      Grazie per l'attenzione e l'apprezzamento.
      Un caro saluto anche a te.

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    2. grande mandryllone...finalmente ti si rivede!!!
      adesso non aspettre un altro anno per tornare a farti vivo
      lol ;))
      abbraccio
      ciauuu
      esmeralda

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  18. Carissimo Prezioso Nigel, senz’altro il genio che si è mostrato attraverso l’opera di Stanley Kubrick è da considerarsi precursoria.

    C’è sempre un tempo più propizio per ogni cosa affinché meglio possa essere compresa e sublimata.

    Al dire il vero la storia non ha solo due possibilità d'interpretazione, quella reale e quella immaginaria, ovvero onirica, poiché esiste in terzo elemento assai importante che è la COSCIENZA.

    E’ quell’aspetto che nel poeta, nell’artista, nel pensatore, nel ricercatore o nello scienziato si manifesta sotto forma di INTUIZIONE.

    Sono maggiori VIBRAZIONI SU CUI SI BASA TUTTA LA REALTA’ NON SEPARATA. Vibrazioni che attraverso l’intuizione di esseri più sensibili si manifesta sotto varie forme. Sono aspetti dell’essere che spesso si mostrano come IMMAGINATIVE, FANTASTICHE, ma che in effetti sono assai più reali della realtà stessa che noi percepiamo con i nostri normali sensi percettivi.

    Può mai un cieco fin dalla nascita descrivere la bellezza della realtà che si mostra attraverso la luce? Se ciò è possibile (così come ormai è dimostrabile) è solo per una VISIONE, una visione sperimentata, percepita e già sublimata/conosciuta e contemplata su un piano di coscienza superiore.

    La visione a distanza, le percezioni extrasensoriali, la psicocinesi, la chiaroveggenza, la telepatia, le precognizioni sono aspetti assai difficili da capire o spiegare con l’attuale metodo scientifico che si basa sulla sola mente razionale. Ha un fondamento assai importante il saggio vero detto:

    NULLA E’ NELL’INTELLETTO CHE NON SIA PRIMA NEI SENSI INTERIORI o come anche dire che IL CUORE HA LE SUE RAGIONI CHE LA RAGIONE ORDINARIA DISCONOSCE.

    A LIVELLO PIU’ SOTTILE, IL TEMPO, LO SPAZIO ED IL PENSIERO MANIFESTO NON SONO REALTA’ SEPARATE COSI’ COME CI APPAIONO. IL PENSIERO E’ IL FONDAMENTO DI OGNI REALTA’ ED IL PENSIERO E’ SOLO UNA PICCOLA MANIFESTAZIONE DELLA DIVINA COSCIENZA, DELLA DIVINA FIGLIOLANZA DEL PADRE/MADRE CREATORE CHE DA QUI INCONSAPEVOLMENTE CHIAMIAMO DIO.

    COSCIENZA CHE IN PARTE NEL MONDO FENOMENICO DELLE APPARENZE SI MOSTRA CRISTALLIZZANDO LE VIBRAZIONI CHE PRODUCONO LE PERSONE, GLI OGGETTI E LE COSE IN GENERE CHE NELL’APPARENZA CREDIAMO SEPARATE, MAI SEPARATE,POICHE’ A LIVELLO PIU’ SOTTILE NON ESISTE NESSUNA VERA SEPARAZIONE, MA SOLO ASPETTI UNITARI.

    SONO PROPRIO QUESTI ASPETTI UNITARI CHE DA QUI DOBBIAMO RISCOPRIRE.

    Carissimo Nigel, questa è la via pratica tangibile presente in ogni processo iniziatico, di ogni antica o nuova scuola misterica di questo nostro piccolissimo infinitesimo necessario mondo, ELEVARE L’ESSERE AI MONDI SUPERIORI E RIPORTARE LA SAGGEZZA ACQUISITA IN QUESTO MONDO PER MIGLIORARLO. Per questo ho affermato che anche un sorriso che scaturisce da una battuta, da una sana spontanea risata sono delle importanti necessarie vibrazioni, induttori / catalizzatori e soprattutto attrattori di maggiori vibrazioni che possono permettere all’essere di uscire fuori dalla MATRIX psicologica in cui è immerso inconsapevolmente l’umano nello specchio della mente come per analogia , l’umano è rinchiuso nella caverna di PLATONE.

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    1. Caro Raffaele,
      nobile siculo e ardimentoso saracinu, i tuoi non sono commenti, ma lezioni di filosofia, riferite nella fattispecie all'importanza dell'intuizione; medesima concezione è rilevabile, ad esempio, in Hegel!
      Grazie per gli squarci di luce che regali a me ed ai lettori dell'Angolo.
      E' un onore averti come amico.
      Un cordialissimo saluto e a rileggerci presto!

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