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Lettori fissi

domenica 18 gennaio 2015

VALORE E ATTUALITA' DI "CUORE"


Da quando apparve, nel lontano 1886, Cuore, il libro di De Amicis, è sempre stato oggetto di dibattito fra sostenitori e denigratori. 
Ancora oggi la diatriba non è sopita e si svolge fra i lettori più attempati e quelli più giovani, che abbracciano le teorie del cosiddetto modernismo pedagogico.
Attualmente, pochi ragazzi leggono il capolavoro deamicisiano; chi lo conosce è perchè ne ha sentito parlare dai propri familiari oppure ha visto qualche suo adattamento alla tv.
Anche nelle recenti statistiche commerciali dell’editoria per ragazzi il libro non è citato. Si tratta dunque di un testo pressoché dimenticato, non tanto perché vetusto e sorpassato, ma perché, a partire dagli anni Sessanta, una certa critica, rigida e “inquadrata” si è dilettata a farne il proprio bersaglio preferito; così Cuore è diventato tutto ed il contrario di tutto, persino una minaccia per il progresso sociale, tant' è che alcuni commentatori, fra i quali anche qualche nome illustre, hanno fatto a gara per ridicolizzarne il contenuto.
Costoro lo ritenevano - e quel che è peggio: qualcuno lo ritiene tuttora - un romanzo da evitare, perché ipocrita e reazionario. Esso esalterebbe ideali nazionalisti e orienterebbe i giovani verso il conservatorismo, allontanandoli dagli ideali progressisti.
Ma tali "appunti" peccano di anti-storicità, non tengono conto che Cuore fu scritto a venticinque anni dall’Unità d’Italia, quando: “fatta l’Italia, bisognava fare gli italiani”.
Il romanzo, secondo l’autore, doveva contribuire a dimostrare la pari dignità di tutti gli italiani e concorrere a creare una lingua comune, con cui dialogare ed abbattere le incomprensioni e i pregiudizi dovuti alle differenti culture ed alle diverse parlate regionali.
I detrattori di Cuore hanno rinvenuto dei difetti pure nei personaggi, definendo Enrico antipatico e troppo perbenista ed elogiando invece Franti per il suo carattere anticonformista.
Quest’ultimo, come molti sanno, viene descritto da De Amicis in modo negativo, in quanto incarna il prototipo dell’irriducibile e del ragazzo ribelle; egli non ha alcun interesse per lo studio, né per altre attività, manca del minimo senso civico ed è indifferente alle pur generose offerte di aiuto che gli vengono rivolte.
Franti però non sembra un poveraccio, un emarginato o una vittima del sistema, ma più semplicemente un balordo, uno scriteriato, un tipo rintracciabile in ogni ceto sociale, abbiente o non abbiente, borghese o proletario; a guardar bene, anche il suo retroterra familiare non sembra particolarmente problematico o depresso.
I sentimenti che il personaggio suscita nei lettori sono vari e contrastanti; partono dalla rabbia e dall’indignazione ed arrivano sino alla “pietas” e al perdono, dunque l’autore non prova alcuna acrimonia nei suoi confronti.
Definire Franti simpatico, come qualcuno continua a fare ed indicarlo come un martire della libertà o un modello da imitare è veramente illogico; attribuirgli, per altro, una coscienza di classe o addirittura adombrare in lui la possibilità di un qualche progetto rivoluzionario è una forzatura inaccettabile.
E’ singolare che si continui a giudicare un’opera scritta un secolo e mezzo fa col metro dei nostri tempi e degli attuali stereotipi culturali.
Qui è evidente il vecchio e ormai abusato "leitmotiv" di un populismo volto essenzialmente ad attirarsi le simpatie dei contestatori e degli intellettuali radical-chic, ma che alla lunga ha finito per creare degli equivoci, disorientando i giovani e contribuendo a generare il caos.
Forse (e sottolineo forse) poteva avere senso tessere l'elogio di Franti negli anni Settanta, dato il momento storico che richiedeva di dare una spallata a un certo perbenismo di maniera, alla borghesia abbiente e ai ceti dominanti, ma oggi non ha più senso, in quanto i tempi sono diversi e dovrebbero indurre a ragionare con obiettività.
In una società sempre più cinica, dove diversi Franti fatto carriera e sono andati a ricoprire incarichi importanti e addirittura di potere, si comincia a provare nostalgia per la retorica deamicisiana e per la mediocre convenzionalità dei Coretti, Derossi e Garrone e la rettitudine dello stesso Bottini.
Oggi, a centocinquant’ anni dall’Unità d’Italia, continuare a parlar male di Cuore e a snobbarlo è sbagliato e lo dimostra, tra l’altro, il film Il maestro di Vigevano (1960) diretto da Elio Petri, che si basa sull’omonimo romanzo di Lucio Mastronardi  e riprende uno dei temi principali del libro demicisiano, ovvero la condizione degli insegnanti elementari italiani, bistrattati e dileggiati dall’imprenditoria rampante del secondo Novecento.
Naturalmente, nessuno nega che il romanzo deamicisiano sia un po' retorico, presenti delle ingenuità, delle forzature e manchi per altro di realismo, ma è un errore continuare a ridicolizzarne il contenuto, visto il quadro non certo entusiasmante del nostro paese.
Oltre alla crisi economica ed alle derive improvvisatorie e qualunquistiche della nostra politica, si sta registrando una crescente indifferenza verso i valori veri della vita. Ciò si verifica anche nel mondo giovanile, sempre più attratto da ideali solipsistici e di facile protagonismo, alimentati pure da certe pellicole che indulgono alla violenza e da programmi televisivi di dubbio gusto che promuovono forme di competizione esasperate.
Le cronache di questi ultimi anni riportano numerosi episodi di violenza, perpetrati ai danni di emarginati e disabili, oltre che casi d’insofferenza verso le istituzioni, per non parlare del preoccupante disinteresse per la vita umana. Emblematico è il caso di chi sghignazzava all'indomani del terremoto dell'Aquila, rallegrandosi per il profitto che avrebbe potuto trarne.
Uno dei fenomeni più indicativi del degrado cui siamo giunti è il cosiddetto "knockout game", un gioco sciagurato, che consiste nell'atterrare con un pugno dei poveri malcapitati, uomini o donne, senza alcun motivo.
La scuola fatica sempre più a gestire gli allievi e, anche quando fa ricorso a legittime forme sanzionatorie, viene accusata di autoritarismo e finisce al centro di mortificanti polemiche.
Molti osservatori sono concordi nell’affermare che certi comportamenti giovanili derivano dalle profonde trasformazioni socio-culturali avvenute nell’ultimo trentennio, ma sono anche il frutto di un processo iniziato negli anni Settanta e volto a ridimensionare il ruolo di insegnanti ed educatori e ad enfatizzare invece i diritti dei giovani, generando in loro un senso d’onnipotenza e d’impunibilità.
Tutti ormai riconoscono che il Movimento Sessantottino ha prodotto importanti conquiste democratiche: diritto al lavoro, emancipazione femminile, uguaglianza sociale, etc. ma ha generato pure degli equivoci, o meglio, delle storture; una di queste è appunto la delegittimazione di valori come il rispetto, la solidarietà, l’altruismo, l’amor patrio,  ritenuti improvvisamente  inutili, falsi ed ipocriti e perciò messi all’indice.
Invece, proprio queste virtù andrebbero recuperate e riproposte vigorosamente, come manifestazioni più alte dell’uomo, indispensabili per edificare una società veramente progredita e civile.
                                  
                                             Nigel Davemport

[I diritti letterari sono riservati] ®

37 commenti:

  1. Carissimo Antonio, hai riportato un tema assai riflessivo che di sicuro richiederebbe tantissime risposte anch'esse assai riflessive (non riportabili per la vastità) . Di sicuro dobbiamo ripartire da un sano pedagogico insegnamento che di sicuro non rispecchia quanto attualmente viene forzatamente insegnato come aspetti lineari che tendono al conformismo ed allontanano sempre di più dal proprio innato individualismo.

    Faccio solo notare che proprio nelle scuole della Montessori come anche nelle scuole Steniane nessuna “costrizione” , nessuna “difficoltà”, nessuna “imposizione” linearizzante ed uniformante veniva e (forse ancora) viene impartita ai sui scolari.

    La pedagogia Montessoriana, come quella Steniana si basa sull'indipendenza, sulla libertà di scelta del proprio percorso educativo (sicuramente entro limiti codificati del rispetto reciprico) e sul rispetto per il naturale sviluppo fisico, psicologico e sociale del bambino /scolaro. Gli obiettivi sono solo quelli di far emergere , di coltivare i veri celati innati talenti che ogni anima (che ha raggiunto in certo grado evolutivo) si impone di perseguire in questo mondo prima di ridiscendere in questo mondo. Le stesse finalità insegnative / conoscitive / esplorative perseguite nelle antiche scuole misteriche. Quando questo è possibile allora anche dalla più umile innata potenziale virtù uscirà vera passione, vero amore e vera creatività in ogni sua manifestazione. Certo è anche vero che da fuori, in superficie per la coscienza ordinaria, spesso questo aspetto, questo spirito di opposizione, viene visto come una “anomalia”, come una “diversità” da allontanare, ma in effetti sono proprio gli divini aspetti INTUITIVI che si mostrano come aspetti “carismatici” (attrattivi e repulsivi) di una innata risvegliata coscienza che è consapevole di sapere senza conoscenza e che non ha e non nutre nessun interesse per tutti gli aspetti che vogliono dominarlo.

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    1. Ciao Raffaele,
      conosco i sistemi educativi cui hai fatto riferimento e ne condivido, se non proprio tutti, taluni principi.
      E' giusto responsabilizzare i fanciulli già da piccoli, facendo affidamento sulla loro capacità di autodeterminazione, ma non si deve mai esagerare. D'altra parte Rousseau, che è stato uno dei più grandi educatori libertari, lo raccomandava: "Rien faire e rien lassez faire"
      Grazie del prezioso contributo, nobile siculo e ardimentoso saracinu. ^__*
      Un abbraccio.

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  2. un articolo che pubblicasti già qui o sul "faro" ma non stanca mai tanto è interessante e scritto bene.
    sbaglio o è quello entrato a far parte della letteratura critica di de amicis?
    bacione ;)*
    ciauuu
    esmeralda

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    1. Ciao Vale,
      grazie di cuore per la presenza, è sempre confortante trovarti qui ^__*
      Bacioni.

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  3. Per quanto in linea con la tua analisi - specialmente riguardo i tempi e le circostanze - continuo a trovare Elogio di Franti (inserito in Diario minimo di Umberto Eco), una delle dissacrazioni deamicisiane più azzeccate e pungenti della nostra letteratura critica.

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    1. Ciao Franco,
      è facile (e pure un po' furbesco) guardare dove spira il vento e seguire la corrente, più difficile è mantenere la propria indipendenza di giudizio e restare persone coerenti e di buon senso.

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    2. Perdonami ma Eco non stravolge Cuore, solo lo salta in padella sviscerandone diversi punti di vista. Il suo Elogio di Franti è un esercizio di stile che s'incastona perfettamente nello stile deamicisiano, smolecolandone gli effetti e ricreandolo a nuova vita. ;)

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    3. L'elogio di Franti - perdonami tu - è uno sterile (ancorché allettante) esercizio onanistico di certi signori appartenenti alla sinistra-radical-chic.

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    4. ..vabbè.. non è che si può essere d'acordo su tutto... però siamo almeno concordi sull'allettanza dell'esercizio ononistico.. eheh..

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  4. Avevi accennato a questo articolo da me, tempo fa. E come sai condivido. Per me era e resta un capolavoro. Per i principi "normali" che espone. Appunto la normalità oggi e' eccezione. Buona giornata NIgel!

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    1. Ciao mari,
      è consolante sapere che, pur non essendo una matusa, condividi le mie idee ^___*
      Un caro saluto e grazie dell'attenzione.

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  5. Un cordiale saluto e buona settimana a tutti i lettori dell'Angolo ;-)

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    1. Ringrazio per l'articolato ed esaustivo commento.
      ;-(

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    2. Non pretenderai mica che commenti un post, spudoratamente scopiazzato da Internet!

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  6. Ciao Nigel,
    anche io ho studiato la pedagogia di Cuore quando andavo in università e non capisco tutte le critiche che gli sono state mosse.
    È un pò la stessa sorte di Gioventù bruciata con James Dean, che denuncia la solitudine dei ragazzi abbandonati a se stessi in un mondo che apparentemente sembra dargli tutto.
    Trovo che in opere come Cuore, Gioventù bruciata e anche tante altre (i libri dickensiani, per esempio) ci siano invece degli ottimi punti di riferimento da cui partire per creare delle discussioni costruttive anche a scuola.
    Tu pensa che se fossi un'insegnante proporrei persino Il ragazzo della via Gluck!
    Bacioni

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    1. Cara Melinda,
      lasciami dire che la tua presenza qui è sempre motivo di gioia.
      Anch'io trovo interessanti i titoli che hai citato
      (tra l'altro adoro Dikens).
      Un caro saluto e grazie.

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  7. Caro Guardiano, come tu sai io non ho studiato proprio niente, la mia maturità nella vita me la ho fatto con delle personali esperienze, e queste fanno parte proprio tutte che vengono dal cuore.
    Parlando di questo libro io sono sincero non lo ho letto pero lasua storia è molto conosciuta ci sino stato parecchi film che la hânno raccontata, importante è sentirla dentrodi noi carissimi amici dell'angolo del sorriso, un abbraccio a tutti il visto sempre amico.
    Tomaso

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    1. Amico mio carissimo,
      conosco i tuoi trascorsi e devo ripetere che la cultura non è essere andato a scuola oppure aver letto diecimila libri, ma saper fare bene il proprio mestiere e conoscere la vita e tu, in questo senso, sei coltissimo ^__*
      Grazie per l'immancabile presenza.
      Un abbraccio.

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  8. Un libro "classico" che molte persone giovani dovrebbero leggere, per rivedere, dei loro atteggiamenti, non proprio consoni al bon ton della vita
    Buona settimana, e un saluto Guardiano, silvia

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    1. Ciao Silvia,
      ho apprezzato molto il tuo giudizio e ti ringrazio di cuore.
      Un caro saluto e alla prossima.

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    2. ..certo se la salutavi, chessò, di "Pinocchio", non rendeva... eheh..

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  9. E' stato il secondo libro che ho letto (il primo è Pinocchio...ps. non è una battuta!) e lo ricordo ancora con tenerezza e malinconia. Io dico che per certe "analogie" con i giorni nostri, dovrebbe essere letto dai ragazzi e, perché no, anche riletto da noi non più "giovani ragazzi"!

    Attuale e interessante il post
    Ciao Antonio

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    1. Ciao Pino,
      "Cuore" è il primo libro intero che ho letto, poi sono arrivati tutti gli altri.
      Grazie per l'affettuosa presenza.
      Un caro saluto e a presto!

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  10. Caro Nigel nel titolo del post hai riassunto tutto il significato della tua interessante recensione. Lo scrittore nel presentare i vari personaggi del libro Cuore ha fatto una carrellata di tipologia di caratteri e caratteristiche che possiamo trovare ancora al giorno d'oggi ,sebbene con diverse sfumature congeniali allo storico periodo in cui era stato scritto , e che rappresentano uno spaccato della società odierna.
    E la tua analisi per cui vi si può specchiare la realtà odierna è precisa ed obiettiva .
    Un caro saluto

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    1. Ciao Cetty,
      sarebbe importante che la scuola riproponesse delle letture come "Cuore", spiegando agli allievi che la realtà non è propriamente come il romanzo, ma mettendo pure in guardia dal sottovalutare o, peggio, dileggiare i suoi valori.
      Un caro saluto e grazie.

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    2. in effetti come insegnante di lettere, durante il mio insegnamento, ho adottato il libro Cuore come narrativa di classe e ne sono venuti fuori spunti di discussione molto interessanti e coinvolgenti che hanno animato tutta la classe.

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  11. Caro Nigel, alle elementari ho avuto una maestra che ci teneva molto a farcelo leggere, sai infondeva in noi valori patriottici e come hai già detto, formava nei ragazzi un buon senso civico, è un libro che è stato spesso diciamo deriso, forse a mio parere è un tipo di racconto che va sul buonismo, io l'ho letto tra il 65-70, allora era ancora vivo il ricordo dell'ultima tremenda guerra ed allora si odiavano gli Austriaci e i Tedeschi ed i nostri padri trasudavano ancora ricordi vivi del conflitto e si temeva di dimenticare ciò che avevamo subito.
    La tua recensione è molto chiara come è di tuo solito, ed hai ragione circa le spinte secessioniste ed i comportamenti poco civici di questi ultimi periodi delle nuove generazioni, per questo si tenta di non far leggere ai giovani come si insegnava un tempo.
    Ti saluto e saluto tutti.

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    1. Ciao Gaetano,
      innanzitutto grazie dell'assidua ed affettuosa presenza e dell'interessante testimonianza.
      Concordo con le tue osservazioni e ti invito a leggere quanto ho scritto all'amica Cetty.
      Un abbraccio.

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  12. Un articolo che tocca il cuore, che mi ha dilettata molto quanto l'ho letto per la prima volta e scopro che lo rileggo con la stesso piacere.
    Domande da fare e da farsi, con richiesta di risposta da parte di tutti noi, la risposta del Cuore.
    Un abbraccio Nigel e grazie.

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    1. Ciao Gabry,
      sono io che abbraccio e ringrazio te, per il "sostegno" e l'affettuosa partecipazione.
      A presto, amica.

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  13. Condivido il tuo pensiero, è assurdo confrontare questo romanzo con gli stereotipi culturali di oggi.
    Diverso è il periodo storico-politico-sociale e culturale.
    Oggi tutto va alla deriva per mancanza di ideali, valori ..etc
    Non voglio generalizzare, oggi mancano i punti di riferimento, troppo si lascia fare e la cultura è quella che un pò tutti conosciamo.
    Buona notte Rakel

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    1. Ciao Rakel,
      perdonami se rispondo con tanto ritardo, ma ho visto soltanto adesso il tuo commento.
      Grazie per le acute osservazioni.
      Buona serata.

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  14. Eccomi qua!
    Franti... personaggio negativo, per me. Lo definirei un disadattato. Se nel 2016 si drogasse non mi stupirei.
    Io non ce l'ho mai avuta con Cuore dal punto di vista socio politico.
    Mi è sempre stato sull'anima per motivi miei personali. Avevo 8 anni quando lo lessi la prima volta e ricordo prima le lacrime che mi aveva strappato e secondo i vari (da parte di nonna e qualche volta anche di mamma) rimbrotti sul genere con tutto quello che avete adesso non rispettate niente.... una volta sì che i figli/nipoti avevano rispetto anche di un quaderno... vedi,tu non mangi la minestrina loro ne avessero avuta... e avanti così
    Era una fabbrica di sensi di colpa.
    Ecco motivato il mio "odio" per Cuore.

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    1. Capisco perfettamente e non posso darti torto ma, come hai giustamente osservato, il mio articolo ha un carattere socio-politico e comunque si scaglia contro chi, senza starci troppo a pensare, ha "cavalcato la tigre", facendo esercizio di cinismo.
      Grazie ancora per la cortese attenzione, esimia amica.
      A presto!

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