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domenica 27 settembre 2015

LE DUE VIE DEL DESTINO [Riflessioni sul film]


Per fortuna, ogni tanto, esce un film che mi riconcilia col cinema, un cinema che il più delle volte non ha nulla di veramente nuovo da proporre e si barcamena fra digitalizzazione, effetti speciali e vicende contorte o bizzarre, a tinte sempre più forti, con eccessi che a volte rasentano il delirio.
Ma qualche sera fa, mi è capitato di assistere a: Le due vie del destino, un film lineare, di taglio classico, diretto da Gionathan Teplizsky e interpretato da Colin Firth, Nicole Kidman, Jeremy Irvine e Takasci Nagase.
La storia, in sintesi, si svolge nel 1942, quando i Giapponesi invadono Singapore e migliaia di soldati inglesi sono fatti prigionieri. Tra essi c’è Eric Lomax, ventunenne, addetto ai segnali e appassionato di ferrovie. Spedito a lavorare alla costruzione della celebre “Ferrovia della morte”, in Thailandia, Eric subisce sofferenze inimmaginabili. Sopravvissuto per miracolo alle torture, ne rimane gravemente segnato e, una volta tornato a casa, viene assalito dai ricordi, fra cui quello inquietante del giovane ufficiale giapponese suo aguzzino, verso il quale nutre un odio feroce e incontrollabile. Così, finisce per isolarsi dal mondo.
Un giorno, viaggiando in treno, incontra una donna affascinante, la corteggia, la sposa e sembra finalmente più tranquillo, ma la notte delle nozze i suoi incubi riemergono, gettandolo in uno stato di profonda prostrazione. 
Patti, sua moglie, è perplessa da quel comportamento e cerca in ogni modo di scoprire cosa tormenta l’uomo che ama.

A questo punto mi fermo qui, per riservare a coloro che ancora non hanno visto la pellicola il gusto di scoprire come va a finire la storia, una storia straordinaria, a tratti dura e violenta, ma alla fine istruttiva ed edificante come poche.
Eccellente la prova di Colin Firth, perfetto nei panni di Eric Lomax, il reduce di guerra ossessionato dal ricordo della prigionia e delle umiliazioni subite; il suo stile, tipicamente malinconico, si sposa perfettamente con i tormenti del personaggio cui dà vita.
Ammirevole pure Nicole Kidman, che interpreta con equilibrio e misura il ruolo di Patti, compagna discreta e comprensiva di Eric Lomax; così com’è lodevole la prestazione di Hiroyuki Sanada, perfettamente calato nei panni dell'ex-aguzzino ma che, nel rivedere Lomax, mostra un pentimento sincero, che non è frutto della paura, ma di una profonda revisione del proprio operato.
Il film, formalmente impeccabile e ben recitato, fa registrare un leggero calo di ritmo nei frequenti flashback, che riportano lo sfortunato Lomax alle vicende del passato.
Naturalmente, i critici radical shic e i sostenitori del giustizialismo a oltranza (quello che oggi va tanto di moda e che fa cassa) hanno scritto che il film è retorico e intriso di buonismo. 
Ma costoro ignorano o fingono d'ignorare che esso è tratto dal libro autobiografico: The Railway Man, di Eric Lomax, un reduce della guerra thailandese, realmente esistito, che ha lasciato una traccia della propria esperienza. 
La pellicola quindi non è frutto dell'immaginazione di questo o quell'autore, ma è basata su una storia vera, vissuta sulla pelle di un uomo in carne ed ossa, un individuo che dopo aver patito sofferenze indicibili, si ritrova faccia a faccia col suo torturatore ma, invece di punirlo, lo perdona, ribaltando così la logica della vendetta, una logica emotiva e brutale, sulla quale poggia lo stesso istituto della pena di morte.
E’ dunque, quella del film, una vicenda di perdono, un perdono che non va inteso come pedissequa applicazione di un precetto, ma come forma terapeutica, ovvero come unico modo possibile per liberarsi definitivamente dall'odio e da eventuali rimorsi derivanti dalla consumazione della vendetta, e diviene perciò straordinario strumento di catarsi. 
Il film ha avuto un' eco sostanzialmente positiva, ma è stato pure denigrato, perché testimonia un atto di misericordia, a cui forse non siamo più avvezzi, di fronte al quale restiamo sorpresi, se non addirittura sbalorditi. 
Tutto ciò anche perchè il cinema ci ha abituato a storie forti, sensazionali, sempre più shoccanti, in linea con le tendenze d’“exploitation”, in cui brutalità, gusto del macabro e del grottesco la fanno da padroni, mentre gli autori, giustificano i propri eccessi con deboli e opinabili ragioni. 
Nei film moderni, insomma, si è perso il senso della misura, perché i loro protagonisti (o se si preferisce: i loro eroi) sono spavaldi, invincibili, spietati e spesso privi di una dimensione umana.

              Nigel Davemport



28 commenti:

  1. mi è piaciuto moltissimo questo tuo articolo. Cercherò di non perdermi il film
    Buona domenica

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    1. Bentornata amica,
      è sempre un piacere leggerti.
      Grazie per la gentile attenzione,
      un cordialissimo saluto e a presto!

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  2. il film l'ho visto e mi è piaciuto molto ma devo dire che questo articolo ne ha svelato ogni aspetto e mi ha chiarito definitivamente le idee
    grandeeeee guardy !!!
    bacioni ;-*
    ciauuu
    esmeralda

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    1. Ciao Vale,
      sapevo che saresti spuntata puntualissima.
      Grazie di cuore.
      Un forte abbraccio.

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  3. Non ho visto il film...ma sono rimasta incantata dalla tua presentazione! Complimenti Nigel !
    Un abbraccio a te ed a tutti gli amici dell'angolo...

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    1. Cara Francesca,
      sono le persone spontanee come te, che m'inducono a tenere aperto questo spazio virtuale.
      Grazie per l'affettuosa partecipazione.

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  4. Sull'articolo non posso/voglio esprimermi, il film è bello e vale la pena d vederlo.
    Saluti a tutti gli amici dell'Angolo ;-)

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  5. Bene, sarà un vero piacere assistere alla visione di
    questo film, che hai presentato egregiamente nel tuo intenso articolo, nigel.
    Buon inizio di settimana a tutti e un saluto,silvia

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    1. Ciao Silvia,
      se riesci a vedere la pellicola, mi farà piacere ricevere le tue impressioni al riguardo.
      Un cordialissimo saluto.

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  6. Ottima recensione, Nigel. Da sempre stimo Colin Firth come attore e devo dire che non mi sorprende che sia riuscito a calarsi così bene nel personaggio malinconico che ci hai disegnato. Fidandomi del tuo giudizio, cercherò di non perderlo! Buona serata a te e agli amici dell'Angolo.

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    1. Ciao Socia,
      innanzitutto grazie per la visita.
      Sarò lieto se riuscirai a vedere il film e a farmi sapere che ne pensi.
      Un abbraccio ^__*

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  7. Il film in se non mi attira, anche se il ribaltamento delle dinamiche che doviziosamente descrivi sembra poter fare da valido contraltare ad una storia altrimenti trita.
    Cercherò di vederlo però. In tuo omaggio, ovviamente. ;)

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    1. Buongiorno Frank,
      rispondo al tuo commento e confesso che calde lacrime mi rigano le guance.
      Tutto m'immaginavo, meno questa concessione, questo tuo generoso omaggio.
      Grazie!
      .
      .
      .
      ^___*

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  8. Ho visto il film e concordo pienamente con la tua recensione che trovo articolata e confacente, il finale forse prevedibile ci riconcilia con la nostra coscienza e ci fa superare la sete di vendetta. Complimenti
    Un caro saluto al clan

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    1. Ciao Cetty,
      lieto che anche tu abbia visto la pellicola ed abbia apprezzato le mie riflessioni.
      Per quanto riguarda il finale, non mi è parso tanto prevedibile, anzi...
      Un caro saluto anche a te.

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    2. ...prevedibile come finale non scontato, ma diverso dai soliti schemi.
      Ciao

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    3. Date le premesse, pensavo che Lomax si sarebbe vendicato.
      Buon pomeriggio ^__*

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  9. Visto. Splendido film e... non aggiungerei altro alla tua accurata recensione.
    Abbraccio a tutti.

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    1. Ed io, gentile amico, ti ringrazio e ti saluto ^__*

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  10. Ciao Nigel, la tua recensione molto particolareggiata induce il lettore,con un pò di immaginazione,ad assistere al film.
    Condivido, i films di oggi li trovo violenti e oltrepassano spesso i limiti dell'etica.
    Buon pomeriggio
    Rakel

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    1. Ciao Rakel,
      ho piacere che le mie (modeste) notazioni spingano a vedere il film.
      Grazie della gentile visita e a presto!

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  11. Ciao Nigel avevo perso l'abitudine di passare la sera da questo incantevole Angolo, il film non l'ho visto ma ho letto tutta la tua recensione e come al solito la tua sintesi incuriosisce il lettore e mi vien voglia di vederlo, poi vedo che molti apprezzano il tuo modo di scrivere e ne sono contento, ti saluto, anzi saluto tutti i partecipanti a questo salotto!

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    1. Ciao Gaetano,
      se ne avrai la possibilità,cerca di non perderti il film, ne vale la pena.
      Grazie per l' assidua e spontanea presenza.
      Un abbraccio.

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  12. Bene, con questa presentazione tua non posso evitare di vedere questo film! Ti racconteró il mio parere dopo! Amo il cinema, così, grazie per questo articolo. Abbraccio, Guardiano

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    1. Ciao Patzy, simpaticissima amica!
      Per quanto riguarda la pellicola, attendo il tuo illuminato parere ^__*
      Un abbraccio anche a te e a rileggerci presto.

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  13. Ritrovo con grande piacere le tue recensioni Nigel.
    Ho letto tutto d'un fiato e il mio pensiero accompagna il tuo nella descrizione del mondo attuale, un mondo sempre più povero di umanità. So bene che tu presenti soltanto quello che è un autentico atto culturale e formativo. Mi ritrovo nelle tue considerazioni su quanto sia importante il perdono.
    Il tuo raccontare stuzzica la curiosità e il desiderio di vedere questa pellicola. Ma si sa che non si può restare indifferenti alle tue recensioni che sono intrise del tuo calore umano.
    Un abbraccio a te e Giovy e a tutti i collaboratori e lettori dell'Angolo.

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    1. Ciao Gabry,
      lieto di rileggerti.
      Come al solito, i giudizi sui miei scritti sono lusinghieri e di ciò ti ringrazio, perché so che sei una persona sincera.
      Ricambio di cuore il tuo abbraccio ^__*

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