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martedì 24 novembre 2015

TRE PASSI NELLA CRITICA CINEMATOGRAFICA



Nel suo recente articolo su “Avatar”, Gabrielle ha scritto: “La Critica è banale”. Secondo me, ha ragione: è banale, quando è superficiale, improvvisata, oppure fuorviante. 
La Critica svolge un ruolo utile, di mediazione culturale fra opera e pubblico, ma non sempre lo fa adeguatamente. Spesso accresce il distacco, invece di ridurlo. E ciò accade soprattutto con alcuni opinionisti dilettanti che circolano sul web.
Un limite storico della critica è l’ideologizzazione, ovvero l’interpretazione in chiave dottrinale di un evento. Oggigiorno è meno frequente che un critico si faccia influenzare dalle proprie idee politiche, ma sino a vent’anni fa era una pratica piuttosto diffusa.
All’epoca, esisteva il critico-militante. C’era persino chi, dopo aver visto uno spettacolo, faceva un salto in sezione, per concordare col segretario politico cosa scrivere.
C'è da pensare che proprio per ragioni ideologiche La grande abbuffata (1973 - di Marco Ferreri) ritenuto in un primo momento un film insulso e nauseabondo, sia stato poi riabilitato e collocato fra i capolavori.
Ma questa rivalutazione a-posteriori sembra più un artificio intellettualistico, diciamo pure una forzatura, che un atto spontaneo, in quanto, così come si presenta, il film non offre sufficienti elementi di lettura e appare un incomprensibile eccesso epicureo. Per capire che si tratta di una denunzia degli stravizi della borghesia, bisogna ricorrere a chi conosce bene Ferreri, che aveva una visione pessimistica ed escatologica del mondo. 
Tuttavia, affinché un'opera venga universalmente riconosciuta come capolavoro, non basta che lo dica la critica, occorre che ne possegga tutti i crismi. 
Al di là degli eccessi, La grande abbuffata cela un messaggio serio ed "impegnato" (come serio e impegnato era il regista) ma presenta delle lacune espositive che ne compromettono l'interpretazione, limite che nessuno, nemmeno l'esegeta più autorevole, può ignorare.
Un altro episodio emblematico sulla parzialità di certa critica è ciò che si diceva delle pellicole girate da Totò. “E’ veramente doloroso constatare - scriveva La Voce Repubblicana nel 1954 - come la comicità di certi film italiani sia ancora legata a sorpassati schemi appartenenti al più infimo teatro di avanspettacolo"
E l’Unità di quegli anni rincarava la dose: “Gli spettatori non sono fortunati, costretti ad ingerire prodotti così squallidamente raffazzonati, così privi di spirito e d’ogni luce d’intelletto umano”.
Gli autori di questi articoli vi avrebbero rinvenuto certamente la luce dell’intelletto, se i film di Totò fossero stati tinti di satira politica e avessero sventolato la bandiera della contestazione.
Ma chi la pensa così ignora  che l'Arte non può legarsi a slogan o dottrine sociali, perché le ideologie, per quanto elevate e condivise, passano, ovvero vengono superate dalla storia, mentre l'Arte ha il compito di diventare eterna.
Al giorno d'oggi tutti hanno fatto marcia indietro, riconoscendo che le pellicole di Totò sono intrise di talento e d'ironia, ironia che è già in sé una qualità "rivoluzionaria”.
Si può promuovere o stroncare un'opera, non solo per motivi ideologici, ma anche in base alle mode e ai capricci del momento. Esistono pellicole sminuite o stroncate soltanto perché contengono dei buoni sentimenti, non svenevolezze o vuote smancerie, ma fede nell'uomo e nel futuro.    
Ad esempio, Colpo di luna (1995) di Alberto Simoni, un’opera realistica, di raro 
equilibrio formale e dai risvolti molto edificanti, nonostante la segnalazione d’onore al Festival di Berlino e l'accoglienza favorevole del pubblico, fu accusata da qualcuno di essere autobiografica e rassicurante.
Autobiografiche sono molte opere prime, dunque non si capisce quale sia il difetto del film in questione. Rassicurare poi è un verbo che gli intellettuali radical chic non vogliono sentire. E’ una bestemmia. Guai se una storia fa intravedere una luce in fondo al tunnel, oppure una tenue speranza di riscatto!
Perché devo rassicurare io – ha dichiarato in un’intervista l'autore di una nota fiction truce e sanguinolenta – a rassicurare deve pensarci lo Stato.
Una dichiarazione simile fa pensare che taluni cineasti si siano eretti a paladini dell'umanità e sentano il dovere di tenerla perennemente in allerta, mostrandole solo orrori; come se gli spettatori fossero degli extraterrestri e, dopo essere entrati casualmente in una sala dove si sta proiettando Cenerentola, potessero illudersi di trovarsi nel mondo delle favole e non in quello di una realtà, fatta di aspetti positivi, ma pure di barbarie, sopraffazioni e inganni!
La verità è che, nel bombardamento mediatico cui siamo sottoposti ogni giorno, produttori e registi si fanno  largo raschiando il fondo del barile, alla ricerca dello shock e delle nefandezze più raccapriccianti. 
Da parte sua, il pubblico sembra essere sempre più attratto da storie a tinte forti, che svolgono forse una funzione catartica, in grado di affrancarlo dal rischio di vivere realmente delle brutte esperienze. 
C'è da dire però che gli autori che puntano troppo su personaggi negativi (truffatori, gangster e malavitosi in genere) corrono il rischio, magari senza volerlo, di trasformare la trasgressione in mito, specialmente presso la categorie più vulnerabili.
Non solo quello dei critici, ma anche il giudizio degli spettatori a volte è un po' epidermico, altrimenti non si spiegherebbe come delle opere modeste vengano classificate come capolavori. E viceversa.
Tornando al tema centrale della riflessione, bisogna dire che critica non si è dotata ancora di un sistema di valutazione imparziale, manca di una vera ermeneutica o di un criterio, diciamo pure, “docimologico”.
A volte le recensioni, specie quelle amatoriali, vengono fatte non sulle qualità oggettive e inoppugnabili dell’opera, ma in base all’umore personale, alla simpatia o antipatia per l’autore o per gli attori, componenti che rientrano sì nella libertà di opinione, ma non aiutano il pubblico a formarsi un’idea precisa del film. 
L'avvento di Internet, come si accennava prima, ha trasformato tutti in recensori, che scrivono e discettano di cinema con una disinvoltura sorprendente. 
Sembra, insomma, che la critica non sia affatto in crisi, come qualcuno sostiene, ma addirittura in espansione e pronta a "colpire" ancora. 
Si può concludere allora, parafrasando Stanislaw Jerzy Lec,  che: “Ci saranno sempre degli eschimesi pronti a giudicare i sistemi adottati dai congolesi per alleviare la calura”.

          Nigel Davemport

33 commenti:

  1. Non ho mai letto una critica prima di visionare un film. Perché dovrei fidarmi di una persona che vive scrivendo boiate? Mi dice che è bello e io vado, mi dice che invece è brutto e io me ne resto a casa? E dove resta il mio intelletto d il mio gusto?
    In tutto il tuo sapiente articolo -dove mi trovi assolutamente d'accordo su "La grande abbuffata" e sui films di Totò- ho trovato una frase dove parli della diversità di interpretazione dell'Arte. Questo mi riguarda da vicino. Ho avuto a che fare direttamente con critici "raffinati" che sostenevano potersi chiamare Arte pittorica solamente quella dove tu, davanti ad un quadro, non capisci assolutamente un fico secco, dove c'è un punto rosso in un abgolo, una specie di spirale nera che attraversa la tela e una pennellata obliqua di un rosa sbiadito, ultimo sangue di un moribondo per assenza di fiato.
    Assolutamente falso. Arte è, nel caso della pittura, tutto ciò che produce emozione e basta.

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    1. Sono assolutamente d'accordo sull'arte.
      Altrimenti non si spiegherebbero le mie passioni. Spesso apparentemente contrapposte. Ma io mi faccio dominare solo delle emozioni!

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    2. Caro Vincenzo,
      leggere una critica prima di vedere un film sarebbe davvero controproducente, non solo perché potrebbe condizionarti, ma anche perché spesso ti propina pure l'anticipazione della trama.
      Le opinioni degli altri le leggo dopo, per confrontarle con le mie; magari il più delle volte non concordo, ma è un utile esercizio di umiltà.
      Grazie per la simpatica ed assidua presenza.
      Un cordialissimo saluto.

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  2. Lo so già che sarò costretta a rileggermi questo post almeno un paio di volte. Devo capire fino a che punto la particella di sodio impazzita che mi agita l'acqua nel cervello ha compreso bene:-)
    Caspita che gran pezzo Nigel.

    PS: io non recensisco quasi mai: l'ultima volta sembra sia andata bene, ma chi mi faceva i complimenti era di parte. Per cui non credo che insisterò!

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    1. A te rispondo subito, cara Mariella ( e l'amico Vincenzo vorrà perdonarmi) perché voglio tranquillizzarti, ribadendo che i tuoi articoli sono sempre profondi e sarebbe già tanto se certi opinionisti si avvicinassero, seppur vagamente, a te.
      Grazie per l'attenzione.
      Un sincero abbraccio.

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  3. concordo con mariella... gran pezzo... direi "definitivo" sull'argomento
    tvb guardiano
    ciauuu a tutti ;))
    esmeralda

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    1. Vale cara,
      la tua assiduità è davvero impagabile.
      Un forte abbraccio e a risentirci presto.

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  4. Caro professore ...che dire...il tuo articolo complesso e ben congegnato non ha una sbavatura ......sicuramente "ci hai dato i compiti a casa" infatti per poterti rispondere bisogna stamparlo e rileggerlo bene sottolineandone i punti salienti.....dopo una giusta concentrazione....di cui non tutti siamo capaci.....
    ma a proposito dei critici che si smentiscono vicendevolmente io penso che le loro affermazioni siano il risultato della moda del momento edulcorata dalle loro idee politiche e dalla personale scuola di pensiero .
    Un caro saluto ed a presto

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    1. Ciao Cetty,
      sono certo che scherzi quando dici che vi ho dato i compiti a casa, tanto più che sei una persona intelligente ed istruita, comunque forse è vero che ho scritto un post astruso e chiedo venia.
      Grazie per l'affettuosa presenza.
      Un caro saluto anche a te e a presto.

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    2. Esimio maestro il tuo non è un post astruso anzi è chiaro e ben articolato ed appunto per ciò degno di una attenta ed approfondita lettura onde evitare una risposta approssimativa ed ovvia.
      Un caro saluto

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    3. Gentilissima, grazie.
      Cordialità.

      P.S.
      A Natale non mancherò di mandarti un bel cappone...
      .
      .
      .
      ^___*

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    4. come quello che portò Renzo Tramaglino al Dott. Azzeccagarbugli.....anzi quelli erano due!

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    5. Per questo adoro la Sicilia, perché ci sono persone in gamba come te.
      .
      .
      ^___*

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    6. ed io amo Napoli.
      Buona notte

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  5. chapeau!
    condivido tutto ma proprio tutto e ti assicuro non è una sviolinata, sopratutto il passaggio sull autore di una fiction truce, un nome a caso? :)
    Ma sai che la cit.degli eschimesi etc...è stata per molto tempo il mio " stato" su wz? piacevole coincidenza prof.
    cià :)

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    1. Ciao S puntato,
      di fiction e film truci ce ne sono, ma non è il caso nemmeno di nominarle, ché oggi tutto fa pubblicità.
      Non sapevo che che avessi un profilo su Wz e lo avessi corredato con la frase di Jerzy Lec. Comunque, conoscendoti un po' e sapendo che sei una peperina, non c'è da meravigliarsi.
      Comunque, grazie di esserti sciroppata questo articolone indigesto.
      .
      .
      .
      ^___*

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    2. nessuna sciroppata, l'ho letto con interesse e piacere.
      Difficilmente faccio complimenti ad capocchiam :)
      notte notte

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    3. Allora, cosa dire: sei una stoica!
      .
      .
      .
      . Grazie, amica e buonanotte anche a te.
      .
      .
      .

      ^___*

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  6. Fossi in voi, egregi amici, non mi farei incantare, questo è il solito post scopiazzato qua e là dal web.
    Saluti cari a tutti ;-)

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    1. Che cattiva! Sei cattivissima....o lo conosci benissimo. Però chi se ne frega Giovy: il Guardiano stavolta ha sfondato il display. Bello assai il suo post.

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    2. .......però sa scopiazzare molto bene!
      Ciao Giovy

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    3. @ Vincenzo e Cettina

      Meno male che ci siete voi a difendermi dalle calunnie di quella megera...
      Grazie, amici.
      .
      .
      .
      ^___*

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    4. Cara Giovy, sei rassicurante,sai?
      Ricordo che la prima volta che lessi il tuo commento quasi identico a questo, sotto un articolo del Guardiano, presi le sue parti ignorando quale fosse il legame tra voi..
      E una delle più belle scene d'amore, questo "punzecchiarsi". Stessa frase ironica,stessa risposta, rassicurante.
      Vi abbraccio.

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  7. Credo che qualsiasi tipo di critica, rivolta a un'opera cinematografica, rispecchi il pensiero di chi proponga l'articolo, ma non sempre questo sarà obiettivo, perchè , in genere, sarà influenzato dalle opinioni del momento e dalla simpatia, più o meno accentuata, per il clan dell'opera presa in considerazione...
    Un saluto a tutti,silvia

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    1. Ciao Silvia,
      benvenuta come sempre all'Angolo.
      Lieto che condivida il mio pensiero.
      Cordialità.

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  8. Non credo nella critica, perché come tu stesso scrivi "...Si può promuovere o stroncare un'opera, non solo per motivi ideologici, ma anche in base alle mode e ai capricci del momento..." O spesso (troppo spesso!) la critica artistica di esprime sospinta dalle mode del momento o da slogan sociopolitici. Quando poi la critica è a favore di questo o quel lavoro (soprattutto nell'ambito cinematografico o discografico) per "promozione commerciale" beh! Allora diventa anche disgustosa.
    Sono d'accordo con gli amici sopra che ritengono che l'arte in genere deve emozionare per essere ritenuta tale, come concordo anche con il fatto che bisogna avere una certa "autonomia intellettuale e decisionale" nel valutare un'opera artistica qualsiasi espressione tratti.
    Nel post precedente, ironicamente ho scritto a Franco che "siccome mi piace ragionare con la mia testa, sarei comunque andato a vedere il film che avevo già inserito nella lista delle mie visioni" ...anche se lui "bocciava". Questo per dire che concordo con Vincenzo che non permetto mai che una critica influenzi una mia decisione. Anche perché credo che sostanzialmente "i critici" spesso non hanno nemmeno visionato quello di cui scrivono e non capisco, confesso, a cosa servano.
    Un saluto a tutti.
    Bel post Antonio.

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    1. Concordo con tutto quanto asserisci, tranne sul fatto che la critica non serve, giacché confrontarsi con chi ha dimestichezza con il genere, magari dopo aver visto il film, è un atto d'umiltà e a volte può risultare utile.
      Un caro saluto e grazie per l'interessante ed esaustivo commento.

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  9. Caro Guardiano, in genere non mi sono mai fidato delle critiche in genere, ho voluto sempre vederlo personalmente un film, poi magari fare un confronto, di solito i gusti cambiano da persona a persona, comunque hai scritto cose molto divertenti e vere, magari gli Eschimesi potranno dare consiglio agli Africani per come superare gli inverni rigidi da loro quando arriveranno o magari gli Africani insegneranno agli Eschimesi come proteggersi dalla calura fra non molto.
    Insomma Totò diceva; Che me ne frega mica sò Pasquale?
    Ciao Guardiano, lietissimo di passare da voi.

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    1. Ciao Gaetano,
      grazie per la costante e simpatica presenza.
      Un caro saluto e a presto ^___*

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  10. "L'arte ha il compito di diventare eterna." Come eternamente uguale è l'animo umano che si racconta attraverso l'espressione più alta che ci sia.
    Più di tre passi, ne hai fatto molti di più Nigel. In questo articolo hai toccato molti punti importanti, è talmente denso che ci sarebbe da commentare per giorni e giorni.
    La critica asservita, la mancanza di criteri di critica oggettiva e l'infinito binomio artista/ critico.
    Che sia "critica" la critica o che non ci sia per niente, poco è importante oggi. La critica è mezzo di strategia marketing più che altro.
    Mi piace molto il finale, si applica in tutte le circostanze della vita.
    Un abbraccio e grazie per la interessante lettura.

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    1. Sono d'accordo con te, cara Gabry,
      ma anche in questo caso con un distinguo: non credo che la critica sia sempre legata alla grancassa promozionale, spesso è in buona fede, anche se non ha in tasca la verità.
      Grazie per l'intelligente commento e soprattutto, per aver letto questo articolone.
      Abbraccio.

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    2. Mi è piaciuto l'articolone. E' degno di un giornale di gran tiratura. Come tutto quello che scrivi. ^__^

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