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giovedì 11 febbraio 2016

SEI PERSONAGGI IN CERCA D'AUTORE

...fra diffidenza ed entusiasmo

Chissà come si sarebbero comportati quegli scalmanati che la sera del 9 maggio 1921, al Teatro Valle a Roma, dopo aver visto: Sei personaggi in cerca d’autore, contestarono aspramente Pirandello, se avessero potuto prevedere che stavano insultando un futuro Nobel!
Da quella infausta serata, in cui volarono ingiurie e monetine, è passato tanto tempo e molte cose sono cambiate, l’opera del grande Siciliano è stata rivalutata e riconosciuta come capolavoro assoluto del Teatro del Novecento, tradotta in molte lingue e rappresentata in tutto il mondo. Memorabile, anche se un po' "accademica", la versione firmata da Giorgio De Lullo, con Romolo Valli e Rossella Falk. Nonostante ciò, la commedia risulta un po’ “indigesta” al grosso pubblico e rimane appannaggio quasi esclusivo di studiosi, appassionati di prosa e addetti ai lavori. Va detto pure che, nel frattempo, i gusti della gente sono cambiati, orientandosi verso un teatro più leggero, inoltre nessuno (o quasi) ha provato a illustrare in modo agevole il contenuto di Sei Personaggi…, invogliando tutti a vederla.
Eppure, l’opera non è tanto astrusa; è vero che il suo contenuto sfiora l’ambito filosofico, ma verte su temi che riguardano un po’ tutti e sono facilmente comprensibili, specie se semplificati.
La vicenda è quella che si definisce “teatro nel teatro” e parla di una compagnia di Attori intenta a provare Il giuoco delle parti (una commedia dello stesso Pirandello) quando a un tratto irrompono sul palcoscenico sei individui: un Padre, una Madre, il Figlio, la Figliastra, il Giovinetto e la Bambina, personaggi ripudiati dall’autore, senza un motivo preciso. Costoro, che non hanno l’aspetto dei fantasmi, ma di persone in carne e ossa, chiedono al Capocomico di dar loro vita (ovvero compimento)  attraverso la messinscena del proprio dramma.
Dopo molte perplessità, la compagnia acconsente e i Personaggi raccontano la loro storia, affinché gli Attori possano rappresentarla:
Il Padre ha lasciato la Madre, dopo che lei gli ha dato un Figlio.
La Madre, sollecitata dal Padre, si ricostruisce una famiglia con il segretario, che lavora presso di loro, e ha da lui tre figli: la Figliastra, la Bambina e il Giovinetto.
Morto il segretario e privata di sostentamento, la famiglia cade in miseria, tanto che la Figliastra è costretta a prostituirsi nell'atelier di Madama Pace (che viene evocata, ma non compare mai in scena) dove la Madre lavora come sarta. Qui si reca abitualmente il Padre. Padre e Figliastra non si riconoscono, ma l'incontro viene scongiurato appena in tempo dall’intervento della Madre. Tormentato dalla vergogna e dai rimorsi, il Padre accoglie in casa la Madre e i tre figli. Ciò provoca il risentimento del Figlio e la convivenza diventa complicata.
Compresa la vicenda, gli Attori cominciano le prove del futuro spettacolo, ma ben presto nasce un aspro contrasto con i Personaggi.
Nonostante le buone intenzioni, gli Attori non riescono a rappresentare il dramma reale dei Personaggi: il dolore della Madre, il rimorso del Padre, la vendetta della Figliastra, l’indignazione del Figlio. Sulla scena tutto appare falso e artefatto. I Personaggi sono decisamente insoddisfatti e protestano con gli Attori e il Capocomico. Questa incomunicabilità fra le parti culmina nella scena finale in cui la storia finisce tragicamente, senza offrire la possibilità di comprendere se essa sia reale o meno: tutti escono di scena e la Bambina, lasciata sola, annega nella vasca del giardino, mentre il Giovinetto, in preda allo sconforto, si suicida con un colpo di rivoltella.
A questo punto la confusione fra le parti è notevole e lo stesso pubblico (quello vero presente in sala) non è più in grado di distinguere tra finzione e realtà. Alla fine, calato il  sipario, ci si accorge che Pirandello ha sostituito al dramma la dimostrazione dell'impossibilità di rappresentarlo, a causa dell’incomprensione esistente fra Attori e Personaggi.
Sembra abbastanza chiaro che Sei personaggi... , oltre a trattare il tema del conflitto fra realtà e finzione, è un preciso atto d’accusa nei confronti del Teatro del primo Novecento, di chiara impronta borghese, un teatro fantasioso e decorativo, impegnato a rappresentare soltanto storie romantiche, interpretate in modo manieroso e artefatto, lontano mille miglia dalla naturalezza espressiva richiesta dai nuovi tempi e dagli importanti mutamenti intervenuti nella società.
Con Sei Personaggi…, Pirandello inaugura un nuovo tipo di teatro, il cosiddetto meta-teatro, e si avvicina ai suoi illustri corregionali: Verga e Capuana, che raccontano la vita nel suo reale svolgersi, senza provvedere a romanzarla, cioè a edulcorarla e renderla più accettabile.
In tal modo, il grande Agrigentino si allinea pure con le tendenze della drammaturgia europea, che trova in Bertolt Brecht uno dei suoi rappresentanti più autorevoli, propugnatore per altro del cosiddetto "Straniamento", una vera e propria forma di rivoluzione del linguaggio teatrale.
In conclusione, va detto che non si potrà capire Sei Personaggi… sino in fondo, se non si tiene conto che tutte le creature pirandelliane, sia quelle del teatro che quelle dei romanzi, presentano problemi psicologici ed esistenziali e sono alla ricerca della propria identità, un’identità spesso alterata a causa di grette convenzioni sociali che mortificano l’individuo.
Gli uomini, secondo Pirandello, indossano una maschera per compiacere il mondo, e dunque assumono varie forme, rinunciando ad essere se stessi. Da qui, la lacerazione, il tormento di chi è costretto a vivere in una società nella quale l’apparenza è il valore più ambìto. Soltanto i personaggi sono autentici perché, essendo fissati nella forma ricevuta dal loro creatore, non cambiano mai.
E’ questo il nucleo di Sei Personaggi…, il cui scopo primario è quello di rivendicare l’utilità dell’autore e ribadire dignità e necessità del teatro, specialmente quando è capace di rappresentare la vita autentica e gli esseri umani senza maschera, nella loro cruda "nudità".
L’opera ha il merito di aver innovato la tecnica teatrale, attraverso l’abbattimento della quarta parete, ovvero l’ invisibile barriera che separa la scena dal pubblico, e ha dato un impulso a un tipo di recitazione meno accademica e più naturale; ma più di tutto evidenzia le difficoltà che incontrano le persone vere a realizzarsi in questo nostro strano mondo.

                         Nigel Davemport

30 commenti:

  1. Bellissimo ed esaustivo trattato di teatro e sul teatro pirandelliano.Autore che amo molto,in tutte le sue sfaccettature,che non è di facile comprensione neanche oggi,in qualche caso.Fra il teatro dell'assurdo e il teatro-verità,risente della complessità dei problemi esistenziali presenti nella vita dell'autore,della scanzonata e malinconica coscienza e conoscenza di una terra e di una società ricche di contraddizioni,di modernità e arretratezza.Certe situazioni che definiamo "pirandelliane"sono reali,certi personaggi veri,anche se visti con la lente deformante dell'autore che scava a fondo in ognuno di essi.I tempi non erano maturi,i critici non preparati ad accogliere la modernità del testo,ci vuole tempo per certi cambiamenti.Grazie Nigel

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    1. Ciao Chicchina e bentornata all'Angolo!
      Sono io che ringrazio te, gentile amica, per l'attenzione riservata a queste mie riflessioni.
      Un caro saluto e a presto!

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  2. era ora che pubblicassi un articolo di teatro caro prof! hai una prosa fantastica e sono strafelice di leggerti ;))
    ciauuu
    esmeralda

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    1. Ciao Vale,
      sempre generosissima, grazie.
      Tvb
      A presto! ^__*

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  3. Caro Guardiano, sai che io sono tabù sul teatro.
    Ma credimi leggendo questo articolo capisco che cosa ho perso nella vita, ma ahimè forse questo è stato il mio destino.
    Ciao e buona serata caro amico.
    Tomaso

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    1. Caro Tomaso,
      so di ripetermi, ma devo dire che la tua spontaneità è disarmante. Aggiungo che non è molto importante conoscere il teatro, quanto la vita e tu, in tal senso, ne sei maestro indiscusso.
      Tra l'altro, per le persone vere come te, la vita è un teatro senza copione.
      Ti abbraccio.

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    2. Un grazie, caro amico!!!

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  4. Ci risiamo. Io arrivo per farmi quattro risate e tu mi fai una leione di letteratura e di teatro. A parte che non supponevo tu fossi così competente devo darti atto che hai capito i Sei personaggi. Io me li sono dovuti leggere prima di andare a vederli in Teatro, perché volevo essere sicuro di vedere coi miei occhi ciò che Pirandello aveva critto e non l'interpretazione di un regista, ancorché assai bravo come Marcello Del Monaco. Ciò messo due giorni, leggendo e rileggendo e poi chiedendo lumi a Marcello -il figlio di Mario il grande tenore scomparso tanti anni fa- di cui sono amico. Lui in quei tempi era Intendente Generale del Teatro di Kassel, ma i sei personaggi fu dato una sera in tedesco e una sera in italiano. Sempre Ausverkauft, pienone. Eccellenti attori. Insomma è il dramma dell'incomunicabilità.
    Adesso mi dici però che c'entra coll'angolo?
    Qui si ride di caxxate, non ci si liquefa le budella con problemi esistenziali. Vero o no?
    Però grazie Nigel se ogni tanto soffi aria più elevata, aria da vette alpine su questa valle di lacrime e d caxxate a josa.

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    1. Ciao Enzo,
      per quanto potrà sembrarti strano, all'angolo, ogni tanto riflettiamo pure ed è pure indicato nell'header.
      Fatta questa premessa, ti ringrazio per la partecipazione e l'apprezzamento.
      A presto, amico mio.

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  5. Penso sia un’opera teatrale senza paragoni, il dramma della solitudine e dell'incomunicabilità, difficile calarsi in tali vesti per gli autori, e ancor più difficile apprenderne il senso…
    La profondità morale dell’opera, fa immergere in meccanismi psicologici difficili da gestire e comprendere.
    Certo è… come dici tu, dovrebbero illustrarla in modo più agevole, da invitare così molte più persone a vederla.
    Una recensione molto accurata e profonda nella sua essenza, per questo degna di un’opera di grande valore come questa.
    Un caro saluto e buona serata

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    1. Ciao Betty,
      lieto che condivida le mie riflessioni.
      E grazie per l'attenzione e l'apprezzamento.
      Un caro saluto anche a te.

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  6. Amiche ed amici,
    insisto e vi raccomando di non lasciarvi incantare: il sedicente "Guardiano" scopiazza tutto da qua e da là. D'altra parte non potrebbe essere diversamente, perchè frequenta ancora le scuole serali, sta alle elementari.
    Un caro saluto a tutti/e ;-)

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    1. E va bene, è la verità, però non è giusto che lo vai spiferando ai quatro venti.
      Ti tengo scompagna ;-(

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    2. Allora è molto bravo, cara Giovy. anche per scopiazzare ci vuole....

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    3. la nostra cara giovy vorrebbe farci credere che anche gli insegnanti universitari copiano
      lol ;))
      ciauuu
      esmeralda

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  7. Nel gioco delle parti di Pirandello si passa dal vero al verosimile,la svolta teatrale che sconvolge gli schemi classici. L'autore che conosce straordinariamente la parte più oscura dell'animo umano è il fondatore del romanzo moderno ,si dice che dall'osservazione dei comportamenti della moglie divenuta pazza ,egli avesse tratto delle considerazioni sull'animo umano che definisce pieno di contraddizioni nel vivere una conflittualità tra forma e realtà ,dove l'apparenza assume ruolo fondamentale, poiché ciascun individuo assume costretto dalla società in cui vive una forma in concomitanza di tutte le forme che gli altri gli danno ,quindi varie maschere in cui confluiscono vari stati.
    Ne scaturisce una visione dell'assurdo e dell'incomunicabilità.
    Ho molto apprezzato la tua qualificata recensione .
    Un caro saluto

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    1. Ciao Cetty,
      noto con piacere che anche tu sei interessata a Pirandello, che per altro è un tuo corregionale.
      La Sicilia ha dato i natali a molti e valenti artisti e ciò è certamente motivo d'orgoglio per una siciliana.
      Grazie per il gentile contributo.
      Ti auguro un sereno w.e.

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  8. ...chissà perchè, molte opere che al loro nascere risultano essereun veero e proprio fiasco, dopo la morte dell'autore diventano assoluti capolavori...e non è la prima volta che succeda! Molto ben congegnato il tuo articolo guardiano, felice sera e un saluto,silvia

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    1. Hai ragione, gentilissima Silvia, d'altra parte c'è un vecchio motto che dice: "nemo profeta in patria che, alla luce anche della tua giusta osservazione, mi permetterei di modificare, così: "nemo profeta in vita"
      Grazie per la visita e il commento e felice giornata anche a te.

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  9. Caro Guardiano, di Pirandello ho letto e visto alcune opere come La giara interpretata da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, l'opera in questione non la conosco, però la tua recensione si fa ben leggere e fa capire l'opera, come al solito sei esauriente, e tra i tanti commenti mi piace quello di Vincenzo, che passa per farsi due risate e trova qualcosa di istruttivo, allora io ti lascio una bella barzelletta così lo faccio ridere.
    Una mattina davanti alla soglia del Pontefice dove c'è la guardia svizzera, passa un distinto signore che rivolgendosi alla Guardia; Buongiorno!! Sua Santità oggi come stà? E la Guardia risponde; Bene!! Allora me lo saluti, e se ne va. La storia si ripete tutte le sante mattine, il chè a questo punto la guardia informa il Santo Padre del fatto! Il santo Padre gli chiese che al mattino seguente gli faccia un cenno quando il distinto signore passa, e lui in abito sacerdotale stava ad aspettare, quando dopo un po riceve il cenno convenuto, il santo padre va dietro al signore e gli chiede: Buon uomo perchè tanto interessamento per il santo padre?
    Ed il signore gli racconta! Sà ho subito un intervento alle Coronarie e quando mi hanno dimesso dall'Ospedale il chirurgo che ha eseguito l'intervento mi ha raccoandato; Il fumo e l'alcool non lo deve proprio vedere, il caffè appena bagnarsi le labbra ed a donne una volta ogni morte di Papa!!!
    Non ti racconto cosa fece il santo Padre!!!
    Un saluto a tutti, specie alla Giovanna che ti aiuta sempre a scopiazzare gli articoli!

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    1. Ciao Gaetano,
      ti dico subito che la storiella è simpaticissima, per il resto non posso fare altro che ringraziarti per l'assidua e simpatica partecipazione.
      A rileggerci presto.
      Un abbraccio. ^___*

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  10. Ciao mio bellissimo amico.
    Tu scrivi dell'autore che porto maggiormente nel cuore e non posso fare a meno d'intervenire.
    Tutto ciò che hai trattato è assolutamente esatto! Lo conosci bene e si vede.
    Vorrei se mi permetti aggiungere una cosa o più di una se riesco.
    Pirandello è autore del realismo, lui descrive tutto guardando il mondo dall'esterno, come uno spettatore attento ad ogni particolare e la cosa più importante è che tutto è improntato sulla relatività.
    Non so se sbaglio ma legherei a quest'opera altre due sue e le considererei l'una la conseguenza dell'altra in questo modo:
    Innanzitutto "così è (se vi pare) poi "Sei personaggi in cerca d'autore" ed infine "Uno, nessuno è centomila". In particolare l'ultimo che ho nominato, è l'assoluta frantumazione del vero.
    Mi fermo qui.
    Scusa se sono stata eccessiva, abbraccio grande a te ed alla tua consorte.
    Un saluto a tutti!

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  11. Buongiorno Pia,
    e bentornata all'Angolo.
    Non devi giustificare il tuo intervento, perché l'Angolo, come ogni altro blog, vive di commenti e non ti nascondo che è alquanto mortificante dover registrare tre o quattrocento visite a post e soltanto venti commenti!
    Sono d'accordo con tutto quanto hai scritto sul grande Siciliano, anche se l'aspetto connesso al Realismo lo avevo accennato anch'io, "assimilandolo" agli altri suoi grandi corregionali: Verga e Capuano.
    Un abbraccio anche a te, nobile amica e grazie.

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  12. Adorabile Pirandello.
    Esaudiente e profonda la tua recensione Nigel.
    Cosa potrei aggiungere?
    La tua analisi mi porta con il pensiero all'affermazione della PNL umanistica di Scardovelli che l'essere umano sia fatto di tanti frammenti. In questa visione i Personaggi sarebbero il vero Io e gli attori, incapaci di rappresentare, l'ego con tutte le sue maschere. La mancanza di comunicazione tra questi frammenti, e una mancanza del loro governo porterebbe a spingere sempre più nel profondo il vero essere mentre si esibiscono le maschere. Il divario cresce sempre più se non si cerca di prendere coscienza per cercare di armonizzare le particelle che compongono la psiche umana. Se non si ascoltano. Se non si impara ad amarle. Si finisce come nell'opera di Pirandello, purtroppo.
    Delizioso e incantevole autore.
    Ti ringrazio tanto Nigel. Un abbraccio.

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    1. Un interessante punto di vista, quello che hai espresso, cara Gabry, che pone l'accento su un tema molto caro al grande Siciliano: l'alienazione mentale. La frammentazione a cui alludi altro non è che lo smembramento della personalità, dovuto alle pressioni della società.
      Grazie per l'interesse e la stima.
      Ricambio volentieri l'abbraccio.

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  13. Pirandello è stato un grande e grazie a ciò che hai scritto mi hai fatto capire di più questa opera, molto interessante e che non ha tempo... Grazie Guardiano!

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    1. Buongiorno Cinzia,
      lieto di aver contribuito a chiarire qualche aspetto di un'importante e controversa opera.
      Un caro saluto ^__*

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  14. Antonio, non è cambiato nulla. Forse in teatro l'innovazione c'è stata grazie ad Autori come Pirandello. Ma nella realtà e più fortemente oggi, viviamo più che mai circondati da maschere. Ed è davvero difficile comprendere chi abbiamo di fronte.
    Quanto mai coerente e attinente all'oggi questo tuo post. E allo stesso tempo avvilente.
    Essendo noi in mezzo alla bufera dell'incomunicabilità.
    Non aggiungo altro, altrimenti mi toccherebbe scopiazzare sul web.
    ahahahah
    Bacio

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    1. Ciao Mari,
      pienamente d'accordo; d'altra parte ho scritto questo post un po' per lamentare il disinteresse dei più nei confronti di "Sei Personaggi in cerca d'autore", e un altro po' per sottolineare l'attualità dell'opera in parola.
      Grazie per l'attenzione, amica mia.
      Un forte abbraccio.

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