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giovedì 9 giugno 2016

L'AMORE MALATO



In questi giorni, tutti i mass media riportano i gravi episodi di violenza di genere che si stanno verificando nel nostro paese, alimentando così un proficuo ed appassionato dibattito. 
Mi sembra giusto che, per una volta, accantonando i consueti toni ironici e spensierati, anche qui si dia spazio a qualche riflessione sullo spinoso e delicato argomento.
Com'è noto, la violenza  contro la donna comprende tutti gli atti che le provocano danni o sofferenze fisiche, sessuali, psicologiche o economiche, compresa naturalmente la privazione della vita.
La violenza, purtroppo, fa parte dell’essere umano, gli appartiene da sempre; essa dipende prevalentemente dall’indole, ovvero da una tendenza più o meno innata all’aggressività, ma è pure il risultato di diverse componenti: cultura, ordinamento sociale, educazione familiare e scolastica, frequentazioni e interessi.
La violenza, quella che si verifica fra le mura domestiche ed assume talvolta i caratteri della tragedia, si manifesta quando qualcosa nella coppia esplode e l’interesse del maschio per la propria partner si trasforma in un impulso abnorme, una sorta di fuoco che divora i sentimenti positivi, per dare la stura a forme di vessazione e aggressione, che possono arrivare sino all’annientamento fisico. 
Di solito, una situazione simile si verifica quando la donna decide di abbandonare il proprio compagno. E allora che può scatenarsi il dramma.
Ma cosa scatta nelle mente degli uomini per spingerli a commettere degli atti tanto efferati? 
Il fatto è che l'evoluzione della condizione femminile ha avuto un percorso lungo e tormentato, ma una soluzione improvvisa. A partire dalla metà del 1900 la donna si è vista riconoscere finalmente i propri diritti. In cinquant'anni, ha ottenuto dalla società quello che non è riuscita a strapparle in vari millenni. 
Ma se la legge ha riconosciuto i suoi diritti, così non è riuscito a fare l'uomo, o almeno l'uomo reazionario e retrivo, che ha una visione alterata del vincolo di coppia e ritiene di detenere un diritto di esclusività sulla partner, crede cioè di esserne il padrone!
E' chiaro che, quando si analizzano fenomeni complessi e diffusi, si corre il rischio di generalizzare e fare di tutt’erba un fascio, ma è certo che nei soggetti aggressivi persistono delle idee primitive e distorte del rapporto a due, segno di una mancata evoluzione psicologica e sociale.
Quando all’idea abnorme del ruolo femminile si aggiunge pure la gelosia, una gelosia esasperata, patologica, è possibile che si verifichino delle condotte lesive, più o meno gravi, nei confronti della donna.
Contrariamente a quanto si crede, i violenti sono dei deboli; essi non hanno la capacità di elaborare le contrarietà e darvi una risposta razionale ed efficace; soffrono di una fragilità emotiva che impedisce loro di superare un ostacolo o accettare un abbandono. 
Costoro, talvolta, esplicitano la loro aggressività con la durezza e l' arroganza, altre volte mostrano tranquillità, sicurezza, persino spavalderia, ma in realtà hanno una scarsa autostima e, di fronte a situazioni frustranti, non sanno fare altro che aggredire o eliminare la causa del loro disagio. Spesso, questi ultimi hanno delle personalità complesse, sanno celare i propri limiti e le proprie “manie”, per cui vengono descritti come "persone tranquille". 
Talvolta, questi soggetti sono affetti da una sindrome di tipo paranoide che gli studiosi chiamano: delirio di onnipotenza; esso si manifesta quasi esclusivamente nei confronti della propria compagna (o ex compagna) con azioni dispettose, dispotiche o violente, tese ad affermare la propria autorità.
Prescindendo dai fenomeni che riguardano altri paesi, dove si registrano percentuali di violenza davvero impressionanti, in Europa sono la Danimarca  (52%) la Finlandia  (47%) e la Svezia (46%) le nazioni col maggior numero di atti prevaricatori contro le donne. L'Italia (30%) sta al di sotto della Francia, il Regno Unito e il Lussemburgo. La Polonia invece si attesta all'ultimo posto con il dato più basso, il 19%.
Desta una certa sorpresa che proprio nei paesi considerati più progrediti, vi siano dei livelli di violenza così alti, luoghi dove il benessere economico e l’emancipazione femminile farebbero pensare a una buona qualità dei rapporti fra i sessi. Tuttavia, lo stupro e altre forme di violenza restano un'allarmante realtà che ogni anno compromette la vita di migliaia di donne.
Purtroppo nei paesi scandinavi esiste la piaga dell’alcolismo, che non favorisce certo il rispetto della donna. Anche la mentalità di tipo pragmatico e solipsistico che vige in quelle aree geografiche e, più in generale, nei paesi anglosassoni, potrebbe essere una delle cause della violenza sulle donne.
La soluzione più immediata è certamente quella di migliorare le attività di prevenzione e fornire maggiore assistenza alle vittime, esortandole a denunziare i torti subiti.
Ciò, naturalmente, non è sufficiente ad arginare un fenomeno preoccupante, di dimensioni planetarie, occorrono rimedi organici, efficaci e duraturi.
In primo luogo, bisogna sensibilizzare gli individui al rispetto della donna, sin da piccoli. Non basta educare alla sessualità, occorre ripristinare la civiltà dei sentimenti! Deve diventare ben chiaro che il rispetto e l'amore si ottengono soltanto rispettando ed amando la propria compagna. 
Scuola e famiglia dovrebbero assumersi il compito di educare, tenendo presente che la posta in gioco è altissima.
Non si tratta di impartire regoline o rigidi precetti, ma di insegnare ad affrontare le contrarietà, in special modo le delusioni sentimentali, con raziocinio, senza che se ne faccia una tragedia. 
Quello che spesso manca nei paesi occidentali è un'adeguata educazione emotivo-affettiva, che continui oltre la scuola dell' infanzia e contribuisca a migliorare l'equilibrio personale dell'adolescente e del giovane, specialmente la capacità di reagire alle frustrazioni in modo adeguato, affrontando le inevitabili avversità della vita con maturità e, magari, con un pizzico di sana ironia. 
Al costante dialogo dovrebbero affiancarsi delle strategie che favoriscano i processi sublimativi, attraverso la pratica di attività creative ed artistiche: pittura, scultura, scrittura, teatro e cinematografia.
Bisogna abituare i maschi a comprendere l’altro sesso, accantonando i soliti stereotipi della donna “angelo del focolare”, “foriera di vita”, "icona salvifica" e "angelo santo". 
Si deve raccontare la verità, cioè che essa è "uguale" al maschio e, sebbene fisiologicamente diversa, ha i suoi stessi bisogni, le sue stesse ambizioni, i suoi stessi diritti. 
Non deve destare più sorpresa che ella tenda ad emanciparsi e affermarsi esattamente come l'uomo. 
Soltanto dal superamento dei preconcetti e dei luoghi comuni può ripartire il riscatto femminile. 
Solo se maschi e femmine cominceranno a comunicare, rivelandosi totalmente e reciprocamente, potranno sperare in un futuro migliore, in una serena e pacifica convivenza. 

                           Nigel Davemport

34 commenti:

  1. Caro Nigel, credo che questo tuo interessante articolo articolo debba essere letto da tanta gente, è scabroso che si debba tutti i giorni vedere in prima pagina certe notizie, per me è che l'uomo è ancora legato alla sua superiorità, ci sono parecchi che ancora lo credono, e brutto pensarlo ma è così non accettano che la donna faccia ciò che desidera.
    Grazie caro amico che hai portato qui nell'angolo del sorriso qualcosa di molto importante.
    Buona giornata ha tutto l'angolo del sorriso.
    Tomaso

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    1. Caro Tomaso,
      la tua analisi è davvero precisa. D'altra parte, da una persona saggia e lungimirante non poteva essere diversamente.
      Grazie per la costante presenza.
      Un forte abbraccio e buona domenica.

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  2. Sei stato eshaustivo e hai dato voce anche al mio pensiero Antonio. Giuste le considerazioni sulle soluzioni che portrebbero portare armonia nel rapporto uomo donna.
    Purtroppo, cosi come fai notare, milleni di pensiero patriarcale non si cancellano in una manciata di decenni.
    Continuo ad affermare che questa rivoluzione deve partire ed e in grado di farlo la donna. Educazione al rispetto verso se e anche verso le altre donne. Ho il modo di costatare che tante delle donne hanno la stessa idea come il maschio sull uguaglianza. Grazie anche alla religione che propone la donna come essere inferiore.
    Grazie di cuore per questo articolo.

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    1. Se il cammino verso l'emancipazione femminile è stato lungo e tormentato, il riconoscimento (almeno sulla carta) è stato improvviso e inaspettato.
      Gli uomini (naturalmente quelli immaturi) non hanno fatto in tempo ad adattarsi e hanno reagito a dette conquiste in modo ancor più indispettito.
      Un forte abbraccio, cara ed intelligente amica.

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  3. concordo con quanto ha scritto gabrielle
    non solo è un bellissimo articolo ma di quelli che possono definirsi "definitivi".
    grande prof...smack ;))
    tvb
    ciauuu
    esmeralda

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  4. Purtroppo l'aggressività molto forte, credo sia atavica nel genere maschile e il fatto di scaricarla sulla donna più debole, credo racchiuda una serie infinita di frustrazioni....A costoro, come pena, bisognerebbe riservare l'isolamento e violenze fisiche, della stessa portata di quelle che hanno provocato loro....
    Molto esaustivo, ed interessante, il tuo articolo Nigel.
    Un caro saluto a tutti,silvia

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    1. Ciao Silvia, sottoscrivo a tale trattamento per i violenti

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    2. Ciao Silvia,
      concordo col desiderio di punire severamente i responsabili di violenze sulle donne; non c'è vigliaccheria più grande che infierire su persone pressochè indifese.
      Grazie per la gentile partecipazione e buna domenica.

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  5. Quando succedono questi terribili crimini, si evidenzia il fallimento dell’uomo. Si cresce tanto nella tecnologia, ma non si riescono a migliorare situazioni di vitale importanza.
    Il dominio che certi esseri spregevoli vogliono a tutti i costi esercitare sulle donne o su esseri indifesi, è essenzialmente come hai descritto magistralmente tu Antonio… cercano la superiorità, a compensare la mancanza di cervello a dir poco inesistente!
    Proprio qualche giorno fa gironzolando per il web mi sono ritrovata a leggere commenti a tal proposito.
    Te ne riporto uno, di un povero mediocre:
    “Un tempo le cose in famiglia si risolvevano con uno schiaffone alla moglie, ora bisogna riempirle di botte e ancora non basta a fargli capire chi comanda…”
    Non ti sto a descrivere la mia reazione… ma ti confesso che saprei con assoluta certezza come risolvere (anche se drasticamente) questo cancro.
    Per fortuna esistono anche meravigliosi uomini…
    Ti ringrazio per questo tuo interessante articolo, scritto con cervello e cuore, dovrebbe esser letto e messo in pratica da tanti che si fan chiamare “esperti”, ma non si sa di cosa…
    Un caro saluto Antonio, e grazie!

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    1. Cara Betty, da ragazzo allevavo animali, e nemmeno con loro davo botte perchè con le botte non si è risolto mai niente anzi per dare uno schiaffetto ad una cavalla, lei si ribellò strappandomi un ciuffo di capelli dalla testa con un morso lieve, se affondava i denti non so cosa mi avrebbe fatto, perciò sono rammaricato di tante brutalità.
      Ti abbraccio.

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    2. Caro Gaetano, la violenza non potrà MAI essere giustificata…IN NESSUN CASO! E come ho già detto prima… esistono anche uomini che vale la pena…
      Ricambio il tuo abbraccio :-)

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    3. "Per fortuna esistono anche dei meravigliosi uomini"
      E tu, gentile amica, nei sai qualcosa, visto che ne hai per casa due...
      Grazie per la costante e generosa attenzione e per gli interessantissimi commenti.
      Un caro saluto e a presto!

      P.S.
      Mi manderesti in pvt il link dove è segnato il commento di quell'imbecille?

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    4. Confermo che esistono degli uomini meravigliosi, ne conosco nella vita reale e ho la fortuna di accompagnarmi ad uno di loro e ne conosco, qui, tra quelli che frequentano l'Angolo.
      Un abbraccio Betty.

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    5. gabrielle ha scritto:
      "ne conosco qui tra quelli che frequentano l'angolo"

      io un'idea ce l'avrei ma voglio sapere da te... lol ;))
      ciauuu
      esmeralda


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  6. Argomento importante e purtroppo drammaticamente attuale, anche se - per comprensibili motivi - sul post non mi pronunzio.
    Un cordialissimo saluto a tutte le amiche ed amici dell'Angolo ;-)

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    1. Brava, non pronunziarti, e vai subito a rigovernare la cucina e poi in camera tua a fare la calza
      .
      .
      .
      .
      ^___*

      Elimina
  7. Articolo favoloso caro Antonio(sei esausto) ho letto nei commenti, ma sono esausto anch'io, nel leggerlo pensavo(ma quanto ha scritto?)
    Ci ho fatto un po di satira, ma hai parlato quasi a 360° ti spiego la mia veduta, tutto nasce nella famiglia e dalla famiglia, se i genitori sono un buon modello, e sanno insegnare il rispetto reciproco ed i veri valori umani, la società ne trarrebbe un grosso vantaggio, io spesso noto delle coppie
    con Lei furbetta ed il marito sottomesso, e viceversa, ma quando capitano due teste dure e nessuno dei due cede, allora sono Cavoletti
    di Bruxelles, purtroppo non tutte le ciambelle riescono col buco, ed io ringrazio Dio che sono trentatre anni che sopporto la donna che Dio mi ha dato(la trasse dalla mia costola ed è un dono e la devo custodire) e rivolgendomi alla cara Gabry, no la religione Cattolica mette in risalto il fatto della costola perchè è nel fianco ed è alla pari dell'uomo, camminiamo fianco a fianco e so quanta dolcezza merita una donna, ma deve essere lei ad allevare figli non aggressivi, e l'uomo non si dimentichi che solo le donne portano in grembo la vita!
    Un abbraccio a tutte, specie a chi non si pronunzia sul post(o sul posto?)

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    1. Ciao Gaetano,
      anch'io penso che, nell'educazione giovanile, la famiglia sia più importante della scuola e delle compagnie, pertanto si dovrebbero cominciare proprio dalle famiglia ad educare i giovani, scoraggiando sul nascere qualsiasi forma di maschilismo.
      Grazie per i tuoi gustosi e puntuali commenti.
      Un abbraccio e buona domenica.

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    2. Ed io ti risaluto ringraziandoti di esserci sempre sia come uomo che come Blogger e come festeggiato per il tuo onomastico, Auguri Antonio, te li faccio ora perchè domani sera è tardi per farteli!!!

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    3. Grazie, gentile amico, premuroso e signore come sempre!

      P.S.
      Scusa l'errore nel mio commento precedente. Ho scritto: "pertanto si dovrebbero cominciare proprio dalle famiglia ad educare i giovani" laddove avrei dovuto scrivere: pertanto si dovrebbe cominciare proprio dalle famiglie ad educare i giovani
      .
      .
      .
      ^___*

      Elimina
  8. Caro Antonio il tuo profondo articolo ci fa riflettere su un momento molto critico per la donna ed il suo mancato riconoscimento come persona.Purtroppo fin dai tempi preistorici l'uomo ha approfittato della sua superiorità fisica per creare dominio sulla donna,arrivando ad attraversare con tale mentalità tutti i secoli ,per non parlare del medioevo con la terribile "caccia alle streghe"sostenuta in modo aberrante anche dalla chiesa o per meglio dire dagli uomini di chiesa.
    Siamo arrivati all'era digitale ,la forza fisica non serve a salvare il mondo,le guerre si fanno premendo dei bottoni,ma ancora oggi gli uomini continuano a rapportarsi con le donne con gli arretrati stereotipi sulla superiorità maschile e di conseguenza sulla sottomissione della donna al "dominus"che deve avere l'ultima parola,vanta dei diritti sulla
    la donna che è una persona libera ed autonoma,e quando sente minato il suo piedistallo reagisce in modo violento .
    Nel tuo post hai scritto molte verità.
    Ma cosa si può fare per fermare una tale strage?
    Quanto tempo c'è voluto per combattere il pregiudizio razziale? Ed ancora permane.
    Bisogna fare un lavoro capillare nella famiglia, il padre con l'esempio deve trasmettere ai figli il rispetto per la donna e la madre deve essa stessa farsi rispettare con la sua autorevolezza .
    Spesso sono anche le donne a giudicare male le altre donne.
    Grazie per il tuo post.
    Un caro saluto

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    1. Sarà lungo e difficile fermare la violenza sulle donne, cara Cetty, ma non impossibile, dunque dobbiamo provare tutti a dare il nostro piccolo contributo.
      Grazie per l'articolato e interessante intervento.
      Un abbraccio.

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  9. Antonio, tu sai già come la penso.
    Io non giustifico gli atti di violenza. E continuerò a predicare perché in Italia vengano emanate leggi che proteggano e difendano i deboli. Tutti.
    E chi ha compiuto nefandezze paghi tutto e fino all'ultimo respiro.
    Senza pietà, visto che la pietà non la conoscono.
    Ti abbraccio.

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    1. ciao mariella
      solo un matto oppure un incosciente potrebbe giustificare la violenza sulle donne e fra noi non credo ve ne siano
      ciauuu ;)
      esmeralda

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    2. Ciao Mari,
      credo - come ha scritto l'amica Esmeralda - che giustificare la violenza sulle donne sarebbe da incoscienti.
      Naturalmente dobbiamo sforzarci di studiare questo triste fenomeno, per porvi riparo.
      Un caro saluto.

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  10. Articolo esaustivo, purtroppo questo succede da persone malate..

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    1. Ciao Nuvy,
      grazie della gradita visita.
      Un abbraccio.

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  11. Io non credo che uomini e donne siano uguali. Io credo che la donna sia fondamentalmente diversa non solo nell'evidente aspetto fisico, ma anche nell'intelletto e nella sua posizione sociale e nel suo spazio che occupa nell'umanitá. Non è vero che la donna è da considerarsi allo stesso livello del maschio, anche se spesso hanno entrambi, uomini e donne, stesse cariche politiche, simili posizioni professionali, stesso livello sociale, equità nel nucleo familiare e nel ruolo, di uguale importanza, che hanno entrambi nella crescita, educazione e maturitá dei propri figli. Ebbene nonostante tutto questo e, aggiungerei anche che spesso hanno un'eguale sensibilità, dolcezza, sentimentalismo, tenerezza...credo fortemente che non possiamo comunque considerare la donna allo stesso livello dell'uomo. È vero che hanno tutto questo in comune, ma ritengo che non sia esatto ritenere, come asserisci tu Antonio, "...che la donna sia riuscita negli ultimi cinquant'anni ad ottenere quello che non le era riuscito di ottenere in millenni..." Non ritengo assolutamente che (finalmente!) abbia raggiunta quella parità di diritti per lungo tempo perseguita, perchè non ritengo la donna "essere" (inteso come sostantivo) UGUALE all'uomo, perchè oltre avere tutto quanto sopra descritto in comune con l'uomo ha qualcosa IN MENO. Questo qualcosa IN MENO, paradossalmente non la fa però essere (e qui è inteso come verbo) inferiore,  ma superiore! Perché quello che Lei non ha è la VIOLENZA, l'AGGRESSIVITÀ! ...che invece, son d'accordo con te Antonio, è innata nell'uomo. 
    Un abbraccio. 

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    1. Nessuno nega che la donna sia diversa dall'uomo, per tanti motivi, specie per quanto riguarda la minore aggressività che spesso la contraddistingue, ma è proprio la coscienza di queste differenze che induce gli uomini immaturi ad assumere atteggiamenti prevaricanti, dunque meglio educare sin dall'infanzia alla parità totale.
      D'altra parte un'idea distorta della donna potrebbe ingenerare degli equivoci, che è meglio evitare.
      Ciao amico, ti auguro una buona domenica.
      A presto!

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  12. Dalla tua risposta Antonio, ho paura di essere stato mal interpretato. Ho voluto "giocare" un pochino nel far credere che ritengo la donna non "alla pari" dell'uomo per poi svelare solo alla fine che ADDIRITTURA la ritengo SUPERIORE a...noi uomini, non avendo proprio quell'AGGRESSIVITA' e VIOLENZA che solitamente appartiene al maschio. Ho voluto di proposito (stile angolo) far filtrare il mio pensiero tra sfumature ironiche.
    Saluti a tutti.

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    1. Mi spiace, caro amico, avevo capito che intendevi collocare la donna più su dell'uomo, ma non sono riuscito a cogliere l'ironia.
      Ancora un cordiale saluto.

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  13. Spero che questo post lo leggano in tanti...hai inquadrato bene il problema serio che desta tanta paura . La cosa che mi spaventa di piu' che questi mostri nascono da un'educazione sbagliata o nulla che viene principalmente dalla famiglia . Sono una mamma di una figlia adolescente e sinceramente non si puo' stare più tranquilli. Un abbraccio a te e a tutti gli amici

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    1. Buongiorno Francesca e bentornata.
      Comprendo perfettamente le tue preoccupazioni, visto che anch'io ho una figlia femmina.
      Certezze assolute sulle loro scelte future è impossibile averne, l'importante è che noi forniamo loro di tutti gli strumenti per orientarsi e - in modo rispettoso e discreto - continuiamo a vigilare.
      Un caro saluto.

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