L' A N G O L O ..D E L.. S O R R I S O

- Non s'invecchia con l'avanzare dell'età, ma quando si smette di ridere -

Lettori fissi

giovedì 15 dicembre 2016

NATALE IN CASA CUPIELLO


(Il sogno impossibile di L. Cupiello)


 Da acuto osservatore della realtà, qual'era, Eduardo seppe cogliere, forse più d'ogni altro artista, il sentimento che il Natale suscita nel cuore della gente mite. 
Nato in una città, dove tale ricorrenza è sempre stata oggetto di un culto forte, avvertito, finanche eccessivo, trovò quasi inevitabile descriverlo. Ovviamente, lo fece a modo suo, da drammaturgo, creando una delle sue commedie più apprezzate e conosciute: Natale in casa Cupiello.
La trama appunto è nota, ma gioverà ricordarla brevemente. È il mattino della vigilia di Natale e, come ogni anno, Luca Cupiello, appena desto, comincia a lavorare al suo presepe, nell'indifferenza della moglie Concetta e dello sfaccendato figlio, Tommasino, che gli ripete, con un cinismo quasi grottesco, che a lui il presepe non piace. Ciò, ovviamente, provoca un certo disappunto in Luca, che crede tanto in quel simbolo e sta impegnandosi a fondo per realizzare un "capolavoro". Mentre è intento alla sua occupazione, scoppia una lite fra il figlio ed il fratello Pasquale. I due cominciano a beccarsi a causa di alcuni furti di vestiario commessi da Tommasino. Luca, con ammirevole pazienza, fa del suo meglio per sedare gli animi, onde trascorrere un Natale sereno. L'uomo però ignora il fatto più grave e cioè che la figlia, Ninuccia, è innamorata di un altro uomo e ha deciso di lasciare il marito.
Nell'atto successivo, tutto sembra procedere regolarmente, secondo la migliore tradizione natalizia. Appianata un'altra baruffa fra Tommasino e Pasquale, Luca procede alla sistemazione degli ultimi pastori sul piccolo scenario, ormai compiuto. La moglie è alle prese coi fornelli in cucina, mentre Pasquale va a incartare i doni, da consegnare a Concetta, al momento opportuno. Tutto viene eseguito in gran segreto, dovendo risultare una sorpresa. Più tardi, infatti, i tre uomini si travestono da re Magi, spengono la luce ed intonano Tu scendi dalle stelle... Tuttavia, per uno sfortunato contrattempo, poco prima di sedersi a tavola, per la cena, scoppia il dramma. Nicolino, il marito di Ninuccia e Vittorio, l'amante, s'incontrano proprio in casa Cupiello. Dapprima, i due rivali cercano di evitare scenate, poi, vinti dall'odio e dalla gelosia, decidono di uscire ed affrontarsi. A questo punto, la disperazione di Concetta e lo stupore dell'ignaro Luca sono facilmente immaginabili.
Nel terzo ed ultimo tempo, Luca è a letto, malato, circondato da familiari e amici. Il dispiacere provato la sera precedente ha avuto il sopravvento su di lui. Il poveretto è semiparalizzato. Arriva il medico e dichiara che il suo destino è segnato. I parenti, intanto, gli mostrano l'affetto e la sollecitudine che prima gli avevano negato. Anche se a caro prezzo, il gruppo familiare sembra di nuovo unito. Ma nel tentativo di riappacificare Ninuccia col marito, Luca combina un altro guaio. Scorgendo sulla porta Vittorio e scambiandolo per il genero, gli getta fra le braccia la figlia. In quell'istante, sopraggiunge Nicola e accade l'irreparabile. Luca, tuttavia, non si accorge di nulla e muore nella certezza di aver riportato la pace in famiglia.
Rappresentata per la prima volta, come atto unico, al teatro Kursaal di Napoli, nel 1931, Natale in casa Cupiello subì, nel tempo, diversi rimaneggiamenti, perdendo a poco a poco la sua marcata impronta umoristica e assumendo il carattere di una storia completa, realistica e "impegnata". Il segreto del suo enorme successo sta, infatti, proprio nella sapiente miscela agrodolce, che unisce appunto il sentimento del comico col tragico, una capacità che appartiene da sempre alla gente partenopea, come fosse una risorsa sua propria, un bene inestimabile, atto a mitigare le contrarietà e a sorreggere gli uomini di fronte alle sciagure.
Eduardo, oltre a scrivere la commedia, la portò pure in scena, con inimitabile maestria. Tutti ricorderanno la sua superba interpretazione di Cupiello. Le scene più gustose ed ironiche si rinvengono nel primo e secondo atto, ma le più incisive sono quelle finali, dove l'artista dà prova delle sue formidabili capacità attoriali. Nel terzo atto, infatti, il sipario si leva e Luca Cupiello, da sano ed alacre cinquantenne, è diventato infermo, vecchio, stravolto nei lineamenti. È seduto nel letto matrimoniale, sorretto da due cuscini e avvolto in uno scialle. I suoi capelli sono spettinati, arruffati sul capo e sembrano persino più bianchi. La bocca è evidentemente distorta e gli disegna in faccia un strano sorriso, come il ghigno sardonico di un pupo siciliano. Gli occhi sono asimmetrici e ripropongono la medesima disarmonia labiale. Anche uno dei sopraccigli è sollevato rispetto all'altro. Il braccio sinistro è fermo, bloccato dalla paresi. La sua parlata è lenta, affannosa, farfugliata e somiglia un po' a quella di un bambino. Attorniato da un nugolo di gente, che sembra riprodurre una scena di gruppo presepiale, Luca racconta confusamente aneddoti del proprio passato.
Nelle didascalie che corredano il copione, Eduardo spiega cosa è successo esattamente al protagonista della storia: "La realtà dei fatti ha piegato come un giunco il provato fisico dell'uomo che per anni aveva vissuto nell'ingenuo candore della sua ignoranza". E, grazie al prodigio mimico-espressivo, compiuto a perfezione da Eduardo, tal’è esattamente il personaggio che si vede in scena. A un tratto, mentre la vicenda si avvia a conclusione, si diffonde nell'aria il tipico suono delle ciaramelle. È evidente che il povero Cupiello è moribondo. Con l'ultimo briciolo di energia rimastagli, scambia un'ultima battuta col figlio, domandandogli, accoratamente: "Te piace 'o presepio?" e questi, con gli occhi lucidi, risponde finalmente: "Sì". Soddisfatto, Luca cade in una sorta di trance. I suoi occhi si volgono altrove, sembrano persi nelle "luminarie", fra le stradine di trucioli, le grotte di sughero e le casette di carta, immerse nel morbido muschio. Si comprende benissimo che lì è andato, Luca Cupiello, a cercare fra le immote e rassicuranti figure dei pastori quella pace che aveva tanto agognato.
Nel 1977, Eduardo cambiò alcune, significative, battute dell'opera e in un'intervista esplicitò il perché della sorte toccata al personaggio: "Luca Cupiello muore e deve morire anche se suscita pietà...". E aggiunse: "Egli è vittima perché si è prestato a un giuoco di illusioni infantili. Il presepe che costruisce è una specie di droga, che paralizza la fantasia e distoglie dalla realtà del vivere quotidiano", come a dire, insomma, che in un mondo dove alberga il male non possono esserci innocenti, ma si è tutti, in qualche misura, corresponsabili, colpevoli.
Ma, francamente, questa spiegazione disorienta un po'. Sembra dettata da un ripensamento, da una sorta di autorevisione ideologica, intervenuta successivamente. Seppure sacrosanta e legittima, perché mossa dallo stesso autore, questa "accusa" d'ignavia o di sprovvedutezza grava eccessivamente su Cupiello. Egli, in fondo, non rimane impassibile di fronte ai problemi familiari e, per quanto maldestramente, si adopera per aggiustare le cose. Il fatto è che in principio, Eduardo volle rappresentare un sognatore sopraffatto, schiacciato dalla cruda realtà intorno a lui. E tale esso è rimasto nell'immaginario collettivo, suscitando, proprio per questa sua ingenuità, tanta comprensione e simpatia. È noto che, una volta creati, i personaggi vivono di vita propria, indipendentemente dalla volontà del loro autore. D'altra parte, il contenuto della vicenda è chiaro e non ha bisogno di commenti. La casa dei Cupiello riflette le sfaccettature, spesso dolorosissime, della realtà. Il presepe, di contro, è quel luogo di pace nel quale si confida ingenuamente, magari dimenticando che è solo un artificio.
C'è, tuttavia, una dignità nei sogni, che non andrebbe mai disconosciuta. In un mondo difficile, funestato da miseria, morbi e sanguinosi conflitti, sul quale vegliano inattendibili angeli di metallo e dove le comete, nel cielo, somigliano, terribilmente, ai bagliori dei razzi e delle bombe, la scena di cartapesta può divenire, per un momento, il rifugio degli uomini miti. Molti ne subiscono il fascino. In tanti guardano al presepe, aspettando un improbabile prodigio. La sera della Vigilia, uniti da un comune sentire, secondo un rito antico, struggente e irrazionale, ma bello come soltanto i sogni sanno essere, uomini e donne, grandi e piccini, credenti ed atei si ritrovano lì, dinanzi alla Capanna. A mezzanotte. 

       Nigel Davemport   (A. M.)
__________________________
Articolo già pubblicato - I diritti letterari sono riservati 

29 commenti:

  1. Eduardo, un grandissimo.
    https://www.youtube.com/watch?v=4lKejutFvNQ
    La commedia integrale.

    RispondiElimina
  2. Credo che questo capolavoro di Eduardo sia da rispolverare ogni anno! La ciliegina che completa il quadro d’atmosfera in cui ci immergiamo ogni anno per assaporare quel calore che crescendo va sempre più a perdersi.
    Essere fedeli ad una tradizione in cui si crede fermamente non può suscitare pena.. è quella parte di noi che resta ancora bambina e andrebbe sicuramente alimentata.
    Luca Cupiello non può che trasmettere la tenerezza infinita di un sognatore in cui crede nel calore e forza dirompente dei sentimenti umani.
    Una storia con un finale che suscita commozione e voglia di stringere al cuore un uomo vissuto con ammirevole tenacia, e quel “SI” finale è la sua ricompensa, attesa per troppi anni.
    Un’incantevole recensione Antonio, complimenti!
    Un caro saluto!

    RispondiElimina
  3. ricordo...l'hai pubblicata un paio di anni fa ma è sempre un piacere leggerla...
    hai un modo di scrivere semplicemente fantastico caro guardiano
    tvb ;)*
    ciauuz
    Esmeralda

    RispondiElimina
  4. In fretta un saluto all'angolo del sorriso, con la buona notte. Tomaso

    RispondiElimina
  5. Rileggo con piacere questa recensione, così come fa piacere rivedere "Natale in casa Cupiello".
    L'animo umano ripreso in una delle sue peculiarità: la capacità di sognare.
    Il rifuggio di Cupiello era il presepe, simbolo di amore e di pace. Questo sogno si veste e si presenta, nel concreto, in maniera differita, secondo la consapevolezza e le caratteristiche di ciascuno di noi.
    Quell'ultima richiesta di conferma al figlio si può tradurre: sogni anche tu? La risposta affermativa lo conforta perché va oltre una piccola e innocente vanità, è un "SI" al sogno, alla vita.
    Grazie Nigel, per aver riproposto questo articolo che delizia e fa riflettere.
    Un abbraccio.

    RispondiElimina
  6. Un marcato ricordo d'un impagabile artista, che ci manca molto
    Felice giornata a tutti, silvia

    RispondiElimina
  7. Un vero capolavoro, tra l'altro ho una grande collezione di dvd di Eduardo e delle sue commedie.
    Saluti a presto.

    RispondiElimina
  8. Non ho mai amato Eduardo!
    Cri







    AHAH ho scherzato, sperando di averti fatto sussultare. Visto più di una volta questo mostro di bravura.

    RispondiElimina
  9. Mi ricordo questo tuo post. Cosa potere aggiungere?
    Mi fai sentire una lenticchia ancora più piccola di quello che ritengo di essere.
    Posso solo dirti che per me Eduardo è famiglia, storia, ricordi, emozioni. È TRADIZIONE E GRANDEZZA.

    Grazie e abbraccio grande.

    RispondiElimina
  10. Ciao Guardy, ricordo che in casa mia quando davano la commedia in TV, la dovevamo vedere con attenzione perchè ai nostri genitori piaceva, poi le variazioni apportate da Eduardo, non le ho notate nel tempo, comunque le tue recensioni scendono sempre nei particolari, anche se è di due anni fa, è sempre di moda, un saluto.
    P.S. Ma te piace o presepe?

    RispondiElimina
  11. Ho visto quest'opera quando molti anni fa. Ero a Venezia. Ho sempre ammirato Eduardo de Filippo che comparavo, ognuno nel proprio dialetto, a Cesco Baseggio. Due attori di cinema e teatro favolosi.
    A proposito, per Natale, chi di voi si veste come Babbo Natale ? O preferite fare un presepio con voi tutti come personaggi ?

    RispondiElimina
  12. Ricordo molto bene che mi innamorai di Tommasino, un Luca De Filippo che faceva intravedere già la stoffa del perfetto figlio d'arte...

    RispondiElimina
  13. Ciao Guardiano , dove sei ? Non leggo risposte.
    Conosco Eduardo , devo averlo visto alla TV
    molti anni fa . Non conoscevo invece questa
    sua opera . Hai fatto bene scriverla così ora
    la conosco anch'io . Faccio un confronto di
    lui con Oscar Wilde . Il primo , meridionale,
    con battute semi-serie e sagaci , racconta
    la vita della gente media facendoci sorridere
    ( in questo caso , alla fine , avrei pianto )
    Il secondo ha scritto teatro , prendendo in
    giro l'alta borghesia dell'epoca vittoriana.
    Uno spasso !!! A te e Giovanna auguro una
    buona settimana . Laura

    RispondiElimina
  14. Ricordo a mala pena i film di Eduardo, ma ricordo molto bene lui. Era uno dei grandi del cinema italiano.

    RispondiElimina
  15. A TUTTI GLI AMICI COMMENTATORI

    Carissimi/e,
    ringrazio tutti/e dal profondo del cuore per la gentile presenza e mi scuso se non rispondo individualmente, come meritereste, ma al momento sono in viaggio e ho pochissimo tempo da dedicare al blog, tant'è che il post sulla commedia di Eduardo è la copia di quello pubblicato tempo fa.
    Prometto che nei prossimi giorni, tornato a casa, passerò da ognuno di voi per lasciare gli auguri natalizi.
    Un caro saluto e a presto!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Buon viaggio caro... goditi le vacanze natalizie... e tieni sempre d'occhio Giovy... ihihih

      Elimina
    2. ammazza se la deve tener d'occhio... è una donna corteggiatissima ;))
      ciauuu
      esmeralda

      Elimina
    3. @ Franco & Esmeralda
      =====================

      Spiacente, ma il Guardiano ha ben poco da sorvegliare, ormai l'ho abbandonato e sto con l'altro.
      Salumi e formaggi :-)

      Elimina
  16. Ottimo post! Un abbraccio e auguri di Buon Natale!!! 🎁

    RispondiElimina
  17. Bellissimo post che parla di tradizioni e quanto queste tradizioni personali e sociali possano essere importanti per l'individuo.
    Buone feste e buon Natale a tutti voi!

    RispondiElimina
  18. Silvana e Florentina,
    grazie di cuore per la visita.
    Sinceri auguri di Buone Feste anche a voi.
    A presto!

    RispondiElimina
  19. Un capolavoro del cinema, che bel post!👍😊

    RispondiElimina
    Risposte
    1. > un capolavoro del cinema
      E mi permetto di aggiungere: soprattutto del teatro
      Grazie per il gradito commento.
      Un cordiale saluto e a presto. ^__*


      Elimina
  20. Ciao Nigel! Complimenti per questo post molto dettagliato e ricco di spunti di riflessione.
    Purtroppo si vive in un mondo malvagio, che per quanto si voglia ignorarla, irrompe nelle nostre realtà quotidiane.
    Non resta che confidare nella pace e nell'unità di tutti i popoli senza distinzioni di varia natura...
    Buon Natale! Alla prossima!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Ligeja,
      sincera amica, grazie per la visita e l'interessantissimo commento.
      Un augurio di Buon Natale anche a te!

      Elimina
  21. Caro Guardiano,
    dopo alcuni giorni di assenza eccomi qui sul tuo blog per un saluto ... ho visto una o due volte Natale in casa Cupiello ... A parte i vari rimaneggiamenti, trovo, come in molte novelle di De Filippo, un connubio perfetto tra tragicità e umorismo! Il mondo ci vede diversi da ciò che siamo, ci pietrifica in una "forma" in un modo di essere che non ci appartiene ... si prende posto nel gioco delle parti, dove ognuno recita la sua, dove o si accetta o si soccombe! Questo perché non potendoci liberare di questa forma, l'uomo si sente costretto a muoversi dentro certi schemi che non gli appartengono e ne viene sopraffatto ... pigrizia o convenienza che sia, il tutto alla fine sfocia nella reale umanità del protagonista, il cui spirito, saturo, esce fuori rivelando il suo vero io... il tutto che però si ferma per non urtare i "pregiudizi" della società, perché la maschera che si indossa è l'unico punto fermo al quale aggrapparsi. Grazie mille del passaggio sul mio blog, Un caro saluto a tutti, Stefania

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Stefania,
      il tuo - devo riconoscere - è un ritorno in grande stile, con un commento degno di un critico letterario.
      Naturalmente esiste una certa analogia fra il teatro di Pirandello e quello di Eduardo.
      Il primo scompone la realtà, universalizza il dramma della "maschera", astraendolo ed elevandolo a discorso filosofico.
      Eduardo rende concreta la difficoltà di comunicare, rappresentandola spesso in un personaggio e nella sofferenza che lo contraddistigue.
      Pirandello ricerca fratture e contraddizioni tra il sé e la società; Eduardo invece, maschera vivente, in carne ed ossa, indaga i sentimenti umani e i laceranti conflitti che a volte essi ingenerano.
      Grazie della garbata visita e a presto!

      22 dicembre 2016 15:18

      Elimina
  22. Ciao Guardiano, ciao Giovy, sono passata ad augurarvi delle ottime feste.
    Che i regali siano ricchi, la felicità abbondante e la serenità non manchi mai.
    Bacio Patri

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Buongiorno Pat,
      grazie della visita e degli auguri, che ricambiamo di cuore
      Un abbraccio ^__*

      Elimina